Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca Corte Brugnatella

Ponte Lenzino: ci sono tre indagati per il crollo

Sono tre le persone iscritte nel registro degli indagati per il crollo di Ponte Lenzino avvenuto il 3 ottobre 2020 e di competenza Anas. Sulla base di perizie tecniche le cause del crollo risalgono ad alcuni lavori di manutenzione svolti nel 2003

Ponte Lenzino crollato - foto Drone Fly Italia

Sono tre le persone iscritte nel registro degli indagati per il crollo di Ponte Lenzino con l’accusa di crollo colposo. Il manufatto lungo la Statale 45 a Corte Brugnatella crollò nella giornata del 3 ottobre 2020 e fortunatamente in quel momento nessuno stava attraversando il ponte. Il sostituto procuratore Daniela Di Girolamo aprì un fascicolo per accertare le cause del collasso e le eventuali responsabilità. Dopo aver disposto una perizia tecnica, l'incarico di consulenza era stato affidato all'ingegnere piacentino Stefano Rossi, il quale si è occupato della progettazione strutturale di un centinaio di ponti nel Nord Italia ed è ritenuto uno dei massimi esperti italiani in materia. Il ponte è Lenzino, aperto il ponte bailey-3di competenza di Anas, gruppo Fs, il quale è anche responsabile della manutenzione. Nelle scorsi mesi le indagini poi si chiusero. 

L’area fu posta sotto sequestro già nelle ore successive e il 20 ottobre i carabinieri del Centro Nuclei Subacquei di Genova Voltri delegati dalla procura (le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Bobbio) e con un esperto dell’ufficio tecnico dell’ingegnere piacentino, avevano eseguito indagini  con riprese video e compiuto alcune analisi mediante sofisticate procedure e con l’utilizzo di apparecchiature di ultima generazione.

Sulla base della consulenza realizzata dal professionista e dalla sua squadra le cause del crollo sarebbero da ricercarsi in alcuni lavori di manutenzione svolti nel 2003 durante i quali sarebbero stati posizionati in numero insufficiente e non correttamente,carabinieri ponte lenzino 2020 crollo-5 per lo meno pare non in punti strategici, una serie di “micro pali” attorno a una o più pile (piloni) del ponte che avrebbero dovuto formare una sorta di maglia di supporto rendendo più "forte" e robusto il ponte contro l'azione del Trebbia. I lavori non svolti pare quindi correttamente non avrebbero negli anni impedito il fenomeno dello scalzamento che ha quindi eroso irreversibilmente il manufatto. Le abbondanti piogge cadute poco prima del crollo avrebbero dato il colpo grazia.  Non solo, nel mirino degli inquirenti sono finiti anche lavori svolti successivamente, nel 2011: in questa circostanza nessuno pare si accorse della necessità di porre rimedio a quanto fatto nel 2003, essendo già l’erosione dell’acqua in corso, anche se in quel caso la manutenzione riguardava, pare, altro. Di qui le tre persone indagate, tra le quali uno dei progettisti dei lavori di posa dei micropali del 2003, gli altri due invece sarebbero tecnici.

A distanza di nove mesi dal crollo di ponte, il 6 luglio 2021 fu inaugurato il ponte bailey realizzato dalla ditta “Pesaresi” per conto di Anas e che finalmente ha ricucito l’Alta Valtrebbia non senza aspre polemiche (il tutto è costato oltre 4 milioni di euro e dovrebbe durare due anni). All’inaugurazione infatti non erano presenti né i sindaci della vallata né altre istituzioni. Ora Anas si sta occupando del progetto del ponte definitivo, che non sorgerà sul manufatto crollato come inizialmente aveva ipotizzato. Contro questa decisione si era battuto il comitato che aveva riunito amministratori della vallata. Dopo un confronto con la Soprintendenza si è scelta un'altra strada e il progetto verrà presentato nei prossimi mesi.

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