Da Piacenza le proposte per battere la violenza sulle donne

Tavolo provinciale. Stragliati consegna al senatore Pisani (che fa parte della Commissione di inchiesta sul femminicidio) un documento con le indicazioni emerse da istituzioni e associazioni. La mission: fare rete. Ventidue i relatori

La sala in piedi dopo la lettura della lettera di Debora Pomarelli

«La mission del convegno è quella di fare rete per contrastare la violenza alle donne. E da questo momento di condivisione partiranno le proposte che verranno consegnate alla Commissione di inchiesta al Senato sul femminicidio». Così ha esordito la vice presidente della Provincia, Valentina Stragliati, presentando il  convegno “Insieme per prevenire e contrastare le
condotte violente" che ha visto ben 22 relatori, rappresentanti di istituzioni, associazioni, Forze dell’ordine, Asl, psicologi, scuole. Nella sala consiliare, molti rappresentanti delle Forze dell’ordine, il sostituto procuratore Ornella Chicca, e dell’associazionismo sociale, oltre ad assessori e politici tra cui la deputata Elena Murelli e la consigliera regionale Katia Tarasconi. La relazione finale, che illustra l’attività delle principali associazioni e le proposte, è stata consegnata da Stragliati al senatore Pietro Pisani, segretario della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio.

La giornata si è aperta con un momento toccante: la lettera che Debora Pomarelli (sorella di Elisa, brutalmente uccisa alla fine di agosto per la cui morte è stato arrestato il suo amico Massimo Sebastiani) ha scritto alla sorella. Il senatore Pisani ha spiegato come la Commissione «raccolga informazioni, indichi al Parlamento le incongruità e le criticità per far sì che i parlamentari avanzino proposte di legge. Il principio che ci guida è quello delle tre P: prevenzione, protezione e punizione. A queste ne va aggiunta una quarta: persona. E per far capire l’importanza di una persona, che va rispettata in quanto tale, occorre partire dalle scuole». Pisani ha poi sottolineato che «è necessaria una maggiore formazione degli attori che operano in questo campo, ma purtroppo non sempre ci sono i fondi. La vittima, donna o minore, va protetta dopo la violenza. E per le donne va evitato che ritirino la querela dopo averla presentata».

Il sindaco e presidente della Provincia, Patrizia Barbieri, ha rivolto un pensiero ai genitori di Elisa - presenti in sala insieme con l’altra figlia Francesca - e ha ricordato l’importanza di un momento corale così importante di confronto e proposte. «Elisa - ha detto - è stata sottoposta a una violenza fisica e mediatica». Stragliati, invece, ha lanciato un appello per riconsiderare il ruolo delle Province e restituire loro risorse adeguate «anche per le vittime delle violenze. Violenze che si combattono con inasprimento delle pene e sanzioni certe, ma anche con le denunce. Le donne hanno diritto ad essere rispettate. Il Tavolo di Piacenza è un esempio a livello nazionale». Patrizia Savarese, capo di Gabinetto del prefetto, ha ricordato come la prefettura monitori tutte le situazione. I reati attraversano tutte le fasce sociali e sarebbero necessari fondi per le vittime e per i figli di queste ultime.

Maria Pia Romita, dirigente della Divisione anticrimine della questura, ha fatto un excursus delle norme che tutelano la donna delle violenze a partire dal reato di stalking, gli atti persecutori, varato nel 2009. «Comunque - ha affermato - oggi le donne conoscono gli strumenti che ci sono per difendersi e hanno imparato che possono venire a parlare con noi». Il Codice Rosso, infine, ha aggravato le pene. Importante, infine, è lo strumento dell’ammonimento che può dare il questore. “Sappi che ti stiamo osservando” è il messaggio all’uomo violento, che se continua a molestare una donna può anche essere arrestato. Il capitano Giuseppe Pischedda, comandante del Nucleo investigativo, ha parlato di alcuni casi di minacce e violenze e di come sono stati risolti. «In genere - ha evidenziato - uno dei momenti critici, in cui la donna è seguita dal partner violento o molestatore, è l’uscita dal lavoro». Il capitano ha anche detto che si sta puntando una maggiore formazione delle Forze dell’ordine.

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L’importante attività della sezione investigativa della Polizia Locale è stata tratteggiata dal commissario Massimiliano Campomagnani. Tanti i casi risolti, con gli autori delle violenze arrestati e condannati. Un’opera che la sezione della Polizia locale svolge con impegno e attenzione salvando dalle grinfie di uomini violenti, moglie, compagne e tante prostitute sfruttate. Il direttore dell’Asl, Luca Baldino, ha rimarcato come si debba intervenire prima che la donna arrivi al pronto soccorso con ferite ed ecchimosi. La donna va agganciata quando è al pronto soccorso, ha detto, ricordando la collaborazione esistente con le associazioni volontariato e di tutela delle donne. «Noi agiamo sul percorso della donna ancora prima che denunci - ha detto Donatella Scardi, avvocato e presidente del Telefono Rosa - perché è importante per capire la sua vita. Le denunce sono aumentate: alcuni anni fa erano due all’anno, nel solo 2018 sono state 37. In media, registriamo un caso al giorno. Il vero nemico è la solitudine e noi vogliamo far sapere alle donne che c’è qualcuno che le ascolta. Siamo vicini alla donna maltrattata anche per evitare che ci ripensi e ritiri le denunce, come ha sottolineato il senatore Pisani». Il Telefono Rosa è attivo dal 1994 «ma all’epoca non sapevamo che la violenza è dentro casa. Poi sono nati i Centri antiviolenza, che oggi, aspetto importantissimo, formano anche le Forze dell’ordine». Scardi si è poi rivolta a Barbieri e all’assessore al Welfare, Federica Sgorbati, perché «se oggi c’è un Centro antiviolenza è grazie a loro». Silvia Merli, presidente del Cipm Emilia, Centro promozione mediazione, si occupa del recupero degli uomini violenti. Attualmente, a Piacenza ci sono 32 persone seguite. Quindici di loro seguono un trattamento in carcere, mentre altre 25 sono in osservazione. L’obiettivo è quello di far prendere coscienza, a chi ha usato violenza, di sé e dell’altro, di comprendere il gesto e il dolore provocato, di capire che l’altro è una persona.

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