DAI LETTORI - «Mio figlio celiaco, grazie alle cuoche della scuola non si sente mai a disagio»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma di Caorso, Carla Sforza Visconti, che desidera ringraziare pubblicamente il personale della mensa scolastica per l'attenzione e l'amore nei confronti del figlio che, per problemi di intolleranza al glutine, deve chiaramente alimentarsi secondo una dieta rigida

Immagine di repertorio

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma di Caorso, Carla Sforza Visconti, che desidera ringraziare pubblicamente il personale della mensa scolastica per l'attenzione e l'amore nei confronti del figlio che, per problemi di intolleranza al glutine, deve chiaramente alimentarsi secondo una dieta rigida.

«Con queste poche righe vorrei, in un periodo in cui sempre più spesso si sente parlare di maltrattamenti a bambini nelle scuole, ringraziare pubblicamente la cuoca Antonella e il suo staff della mensa di Caorso per ciò che fa per mio figlio Mattia. Mio figlio da sempre soffre di un intolleranza al glutine è infatti celiaco con particolari disturbi quali vomito, diarrea ecc se mangia cibi che non siano i suoi. La dieta senza glutine non è una decisione presa una volta per tutte, ma piuttosto una serie di scelte e rinunce da compiere ogni giorno e più volte al giorno». 

«E' senza dubbio un "impiccio" avere un bimbo celiaco al quale dover fare da mangiare, non si possono usare stessi utensili utilizzati per cibi con glutine, occorre prestare attenzione alla contaminazione ecc. La cuoca ha capito una cosa fondamentale: occorre non far sentire il bambino diverso dagli altri. Lei infatti mi informa sempre quando cucinerà pizza o altro, io glielo procuro e lui è felice di non essere il solo a non mangiare cibi diversi dagli altri». 

«Bene, potrà sembrare poca cosa, ma per me e soprattutto per Mattia, significa molto, significa combattere una patolgia e il suo impatto psicologico.Non poter mangiare come gli altri può far emergere nel bambino una sensazione di isolamento e inferiorità, che nasce dall’impossibilità di condividere una delle esperienze più significative di socializzazione della vita quotidiana: i pasti». 

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«Per i bambini celiaci guardare gli altri mangiare cose che non possono assaggiare, magari pubblicizzate anche in televisione, è un po’ come guardare una bellissima festa dalla finestra del giardino e non potervi partecipare....Queste cuoche questo non l'hanno mai fatto e perciò voglio ringraziarle. Grazie perchè fate il vostro lavoro con diligenza e soprattutto con molto amore specie per i più "svantaggiati" e non li fate sentire diversi...Grazie ancora»

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