Dal porto di La Spezia fiumi di cocaina nel Piacentino, ko una pericolosa banda criminale

Dieci le misure cautelari eseguite dai carabinieri del comando provinciale di Piacenza del nucleo investigativo guidati dal colonnello Massimo Barbaglia, al termine di una lunga indagine coordinata dal pm Matteo Centini. Centinaia le cessioni e i clienti

«Un'altra indagine che ci dimostra quanto il traffico di cocaina nel nostro territorio abbia dimensioni importanti». Lo ha detto il procuratore capo Salvatore Cappelleri commentando, con il colonnello dell'Arma Michele Piras, l'ultima maxi operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo che ha portato all'emissione di dieci misure cautelari (sei piacentini di cui due donne) e quattro albanesi (due latitanti). I militari, coordinati dal sostituto procuratore Matteo Centini, hanno sgominato una pericolosa banda criminale che il gip nell'ordinanza ha definito organigramma costituito graniticamente, che si occupava del traffico di cocaina per centinaia di cessioni a settimana, un volume di affari che si aggira attorno ai 13mila euro al mese e che coinvolge una buona parte della provincia piacentina. Addirittura la parte albanese della banda si finanziava l'acquisto di cocaina di alta qualità, con colpi in villa che fruttavano anche 20mila euro a furto. Le indagini sono iniziate nel settembre 2017 con l'arresto di un pregiudicato di Cortemaggiore di 54 anni. L'uomo che si avvaleva della collaborazione attiva della compagna di 49 anni, acquistava, fanno sapere, cocaina dagli albanesi che la custodivano anche in alcuni box del porto turistico di La Spezia dove lavoravano come skipper, sub, e addetti al rimessaggio barche. Il 54enne poi la rivendeva a 80 euro al grammo nell nostro territorio (Cadeo, Roveleto, Caorso, Monticelli, Casteveltro, San Pietro in Cerro) avvalendosi di diversi collaboratori. I clienti, almeno cento quelli abituali, lo chiamavano e ordivano le dosi parlando della cocaina usando termini come pizza, maglietta, birra, lui gliele consegnava nei contatori del gas e della luce, nella cassetta delle lettere, in auto raggiungendoli anche in bicicletta. Almeno 40 le cessioni giornaliere, fanno sapere dalla procura.

Addirrittura avrebbe preso ordinazioni davanti ad una caserma dei carabinieri e anche in pronto soccorso, a riprova di quanto l'attività fosse fiorente e impegnatipiras centini cappelleri calì 2018-2va. Ed è per questo che si avvaleva della compagna che teneva la contabilità dello spaccio, si sentiva abitualmente con i fornitori albanesi, gli cambiava le sim dei cellulari e lo avvertiva di presenze indesiderate, ossia i carabinieri. Attorno al 54enne una serie di figure che lo aiutavano nello spaccio, tra i quali un'altra donna che poi diventerà l'amante. Una volta arrivati a lui i carabinieri, che per mesi hanno seguito tutti i personaggi chiave del sodalizio, sono giunti alla banda albanese che agiva nello Spezzino. I grossisti  si muovevano senza nessuna limitazione nel porto di Mirabello di La Spezia «del quale - ha detto Centini - avevano assuluto possesso e padronanza», riuscendo a mascherare l'attività criminosa lavorando come skipper, sommozzatori, addetti al rimessaggio barche. Avevano a disposizione imbarcazioni e box che utilizzavano come luogo di stoccaggio e appoggio della cocaina, che arrivava all'Albania, e che poi vendevano all'ingrosso. «Nelle intercettazioni - spiegano gli inquirenti - si percepisce come gli italiani abbiano paura degli albanesi». Oltre alla cocaina però gli stranieri si dedicavano anche ai furti così da poter condurre una vita agiata e "protetta". Otto quelli compiuti e a loro attribuiti dai carabinieri di Montelupo Fiorentino e San Casciano Val Di Pesa. 

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