Dal Senegal a Piacenza per costruire un futuro: «L’immigrazione incontrollata è un business per tanti»

Esistono giovani volenterosi, riflessivi e determinati. La storia di un giovane senegalese, Max, che si è rimboccato le maniche: «A Piacenza ho toccato con mano che non è solo il Senegal a essere in crisi» e sull'immigrazione incontrollata: «Non si ferma perché è un business per tanti»

Max

Magnette, detto Max, ha oggi 18 anni vive a Piacenza da 16 mesi. E’ di Saint-Louis, 171mila abitanti, capoluogo della regione omonima della Repubblica del Senegal, dove i genitori sopravvivono a fatica con un piccolo negozio di abbigliamento e merceria. A sette anni Max inizia la frequenza obbligatoria alla Scuola Coranica in parallelo a quella dell’istruzione primaria.

Seguono tre anni alla Scuola francese, durante i quali il giovane studente matura l’idea di lasciare tutto alle spalle e partire per la Francia percepita come una terra promessa. La famiglia non ha però possibilità economica, quando arriva un’occasione di lavoro Max non se la lascia sfuggire. Per circa due anni vende con grande dedizione carte telefoniche fino a quando riesce a risparmiare le risorse che ritiene funzionali al suo piano di espatrio (circa 1200 euro) e che condivide con un amico.

In tre giorni raggiungono il porto di Tangeri dove però non possono imbarcarsi su nessuna nave diretta in Europa: hanno il passaporto, maSchermata 2015-06-25 alle 12.52.30-2 sono minorenni e non sono in grado di esibire le referenze bancarie che sono richieste. Seguono le indicazioni di un professore marocchino che era stato insegnante nel loro corso scolastico: acquistano la complicità di un ispettore passeggeri di una nave di linea sulla quale, saliti a bordo e viaggiando da clandestini, mettono piede sul suolo di Barcellona. La città si rivela però per niente ospitale e i due transfughi approfittano della tariffa di un treno che per 77 euro li porta a Milano.

Qui Max e l’amico s’immergono nella città, dove pur tra tante difficoltà si rendono conto che gli italiani verso gli immigrati sono meno freddi e maldisposti degli spagnoli. Dopo alcuni giorni decidono di partire per la Toscana dove è accasata una piccola colonia di senegalesi. Salgono su un treno della linea Piacenza-Livorno, senza biglietto perché le risorse economiche sono quasi azzerate. Tutto bene sino a Lodi, ma poi il controllore li trova in fallo e li obbliga scendere alla prima fermata: Piacenza.

«La sosta forzata non ci aveva impensierito - racconta Max - il tempo di orizzontarci e ci ritroviamo seduti sulla panca del parco dove, con la manualità da ex venditore di schede telefoniche, scorro la rubrica del cellulare e dopo diverse telefonate rintraccio un senegalese che lavora a Piacenza. L’aiuto reciproco per i senegalesi è un dovere fondamentale e, infatti, l’amico ci accoglie nella sua casa. Lo informiamo della nostra situazione e vediamo che i suoi occhi si illuminano; poco dopo brilleranno anche i nostri, perché essendo minorenni, troveremo accoglienza. Iniziamo così un percorso che ci porta prima in Questura, poi le impronte digitali, altri uffici e quindi passiamo in carico all’Assistente sociale che ci fornisce sostegno, ma non riesce a trovarci un alloggio. Saremo accolti dalla comunità senegalese presso la quale abbiamo anche ora uno “spazio” per dormire».

«In questi mesi - continua - il mio amico ha trovato lavoro come buttafuori in una discoteca. Io ho preferito il cammino suggerito dall’assistente sociale: ho studiato la lingua italiana, frequentato la scuola media e in questi giorni ho superato l’esame scritto di Llicenza media e nei prossimi sosterrò l’orale. Ho seguito anche uno stage all’Azienda Tadini che mi ha permesso di conseguire l’attestato di Operatore Agroalimentare; cerco di rendermi utile alla Caritas che con Stefano e i colleghi è una scuola di vita e sono alla disperata ricerca di lavoro, anche occasionale.  Come tanti immigrati sono pronto a qualsiasi opportunità di lavoro regolare, per questo sono fiducioso che la provvidenza mi aiuterà a raggiungere il mio obiettivo: trovare un’occupazione che mi consenta di guadagnare da vivere e aiutare la mia famiglia«.

«Dopo qualche anno ritornerò in Senegal dove, con l’esperienza e la manualità acquisita a Piacenza, non mi sarà difficile iniziare una nuova attività. Il sogno francese l’ho cancellato e a Piacenza ho toccato con mano che non è solo il Senegal a essere in crisi, ma tutto il mondo e ho capito che il senso della solidarietà è sviluppato molto più in Italia che nella restante parte dell’Europa. Sono però del parere che le popolazioni vadano aiutate nei luoghi di origine e che comunque anche in Italia l’accoglienza debba essere programmata. I flussi migratori sono invece decisi dai trafficanti di persone con tempi di viaggi e di sicurezza strettamente correlati con la questione economica: più paghi prima arrivi. L’Italia ha la possibilità di bloccare l’immigrazione incontrollata: se non lo fa, è perché – questo è il mio pensiero – l’esodo di questi mesi è la fonte di fiume di denaro senza controllo che si trasforma in business per tanti». 

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