Meno dazi in dogana per un'azienda grazie a Caruso, ma lui si lamenta: «Mi hanno pagato solo mille euro»

Nella maxi inchiesta indagati anche i vertici della Chero Piping di Carpaneto: in un’intercettazione Caruso si lamenterebbe di aver ricevuto solo mille euro per aver fatto pagare all’azienda meno dazi alla Dogana

L'arresto di Giuseppe Caruso

Nella maxi inchiesta che ha portato all'arresto di Giuseppe Caruso, gli investigatori della Dda durante le intercettazioni si sono imbattuti anche in altri due piacentini, che risultano indagati per corruzione. Sono Giorgio Gottardo Belletti, milanese ma presidente della “Chero Piping” – importante azienda di Carpaneto - e il procuratore aziendale della stessa Graziella Barbieri. Dalle intercettazioni emergerebbe – secondo il pm Beatrice Ronchi, mentre il giudice che ha disposto l’ordinanza è Alberto Ziroldi, del Tribunale di Bologna – il comportamento di Caruso, che avrebbe fatto risparmiare all’azienda piacentina una bella fetta di dazi doganali.

Ad esempio nel settembre 2015 – in quel momento Caruso non ricopriva alcun incarico pubblico – lo stesso presidente del Consiglio comunale si sarebbe lamentato al telefono di aver ricevuto soltanto un terzo di quanto pattuito per il suo “interessamento”. Da responsabile dell’area assistenza e informazioni agli utenti dell’Agenzia delle Dogane di Piacenza, pare che gli fosse stato promesso denaro «per compiere un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio», dicono i magistrati. Secondo le carte, Caruso si sarebbe impegnato a fare in modo che la Chero Piping importasse dalla Cina merce, versando somme inferiori a quelle stabilite dalla legge.

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Il carico riguardava una partita di accessori per tubi. L’attuale presidente del Consiglio comunale al telefono infatti si sarebbe vantato con il fratello Albino (anch’egli arrestato in queste ore): «Gli ho sdoganato tre container, glieli ho fatti passare senza visto...». Il fratello, per tutta risposta, preciserebbe meglio il concetto: «Quindi lui ha risparmiato, diciamo!». «Sì, sì - risponde Giuseppe – devi vedere la bolletta, avrà risparmiato una cinquantina». Secondo gli inquirenti, in effetti, per quei 90 pezzi in viaggio avrebbero dovuto avere una tariffa doganale di 42mila euro superiore alla cifra che avrebbe pagato l’azienda. Però, poi, in un secondo momento, Caruso si lamenta al telefono: avrebbe infatti ricevuto sul suo conto “solo” mille euro. «Ma come mille euro? Me ne doveva dare tremila, e me ne ha dati mille? Che cazzo ha fatto? Boh, da tremila me ne ha dati mille?».

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