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Debiti col fisco, arrestato a Roma l’imprenditore Pietro Mazzoni

La Guardia di Finanza di Roma ha arrestato il piacentino per bancarotta e reati tributari. La sua precedente società nel settore delle telecomunicazioni aveva accumulato debiti nei confronti dell’Erario per oltre 60 milioni di euro

La Guardia di Finanza di Roma ha dato esecuzione a un'ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal Gip del Tribunale capitolino su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, nei confronti di quattro soggetti, tra cui l’imprenditore piacentino Pietro Mazzoni, ritenuto responsabile di bancarotta e reati tributari. L’arresto di Mazzoni, molto conosciuto a Piacenza per la sua attività di imprenditore e per lo storico impegno nel rugby, fratello dell’ex assessore comunale Carlo (scomparso nel 2017), è da ricondurre all’attività della società “Nuove Telecomunicazioni Spa”, operante nel settore della progettazione e costruzione di infrastrutture per le telecomunicazioni. La società, fallita nel 2016, aveva accumulato debiti nei confronti dell’Erario per oltre 60 milioni di euro, importo che costituisce quasi l’intero ammontare dello stato passivo accertato, pari a circa 67,6 milioni di euro.

Le indagini – stando a quanto fa sapere la Guardia di Finanza di Roma - hanno fatto emergere come mediante l’iscrizione di un credito di fatto inesistente, sia stato, dapprima, dissimulato lo stato di insolvenza dell’impresa che, in seguito, attraverso un’operazione di scissione societaria posta in essere poco prima del fallimento, è stata privata dell’unico ramo aziendale produttivo di reddito. Quest’ultimo è stato conferito a una new.co., mediante la quale Mazzoni ha potuto proseguire la stessa attività senza il “peso” dei debiti accumulati nel tempo. Attraverso la scissione, il nuovo soggetto giuridico ha beneficiato di un consistente portafoglio di appalti – del valore di circa 47 milioni di euro – con le più importanti società nazionali e internazionali del settore delle telecomunicazioni, nonché delle attestazioni necessarie per partecipare all’assegnazione di lavori pubblici. La società preesistente, invece, svuotata di qualsivoglia attività, è stata “abbandonata” all’inevitabile dissesto finanziario, privando i creditori di ogni garanzia patrimoniale.

Il Giudice per le Indagini Preliminari, evidenziando che le “condotte di bancarotta poste in essere dagli indagati non possono considerarsi sporadiche e occasionali”, ha disposto perciò l’arresto di Mazzoni. Arresti domiciliari anche per l’ultimi amministratore dell’impresa. Nel mirino anche la madre di Mazzoni, Elvira Fanelli: per lei è scattata una misura interdittiva, il divieto di esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche per 12 mesi. Nei confronti della nuova società è arrivato il sequestro preventivo per oltre 14 milioni di euro, pari alle imposte e alle ritenute non versate dalla società negli ultimi anni prima della dichiarazione di fallimento.

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