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I rilievi die carabinieri sul luogo del delitto

I rilievi die carabinieri sul luogo del delitto

Delitto Gambarelli, il tunisino Fatnassi sarà processato in Corte di assise per omicidio

Il fisioterapista piacentino era stato ucciso in via Degani nell'estate del 2013. La decisione del gip e il rinvio a giudizio

Alì Fatnassi, tunisino di 31 anni, accusato di omicidio volontario aggravato per aver ucciso Giorgio Gambarelli, il 67enne fisioterapista ammazzato nella propria abitazione in via Degani il 27 luglio del 2013 a Piacenza, è stato rinviato a giudizio. L’immigrato, difeso dall'avvocato Emilio Dadomo e attualmente irreperibile, sarà processato, in contumacia, in Corte di assise il 29 gennaio prossimo, come ha stabilito la mattina del 21 ottobre il gip Fiammetta Modica. Tre famigliari di Gambarelli si sono costituiti parte civile con l’avvocato Matteo Dameli.

Fatnassi è accusato di aver stordito con alcuni farmaci Gambarelli e poi di averlo colpito al collo con due coltellate recidendogli la vena giugulare, facendogli così perdere molto sangue: una ferita che ha provocato uno choc emorragico che ha portato il povero 67enne alla morte. Il giovane, poi, fece perdere le proprie tracce nonostante la caccia dei carabinieri. Con probabilità, il tunisino è riuscito a lasciare l’Italia. Gambarelli venne ucciso con due coltellate al collo. Secondo le indagini condotte dal sostituto procuratore Ornella Chicca, Gambarelli sarebbe stato stordito con alcuni farmaci e poi colpito al collo con due coltellate che gli avevano reciso la vena giugulare, facendogli così perdere molto sangue. Il dissanguamento portò poi alla morte. Secondo la difesa, mancava il riferimento ai fatti dato dal profilo del Dna di Fatnassi. Inoltre, per Dadomo «lui non sapeva che ci sarebbe stato un processo». Un dato questo, invece, che secondo il giudice sarebbe emerso dalle intercettazioni telefoniche del tunisino. «Dall’istruttoria - ha affermato Dameli - emergono le responsabilità di Fatnassi. La famiglia è soddisfatta e si augura che sia fatta giustizia e che chi ha ucciso il loro parente venga condannato».

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