Caso Iene per le botte in carcere, la difesa del marocchino chiede altre indagini. Gli agenti: non ci sono prove

Dal gip l’udienza per le accuse a tre agenti della Penitenziaria accusati di aver picchiato in cella un marocchino nel 2016. Per il difensore dell’immigrato (oggi espulso dall’Italia) c’è un video che prova le violenze. Secondo i difensori dei poliziotti, quell’uomo non è un cherubino e non ci sono le prove: veniva sempre trasferito perché provocava tensioni e denunciava gli agenti

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«Il mio cliente è stato picchiato in cella dagli agenti, c’è un video che lo dimostra, le indagini devono continuare». «Non è vero, non ci sono le prove. Era un detenuto turbolento spostato da tante carceri perché creava tensioni e continui litigi». Il giudice si è riservato la decisione e l’udienza è stata rinviata. Sono, in sintesi, le due posizioni che si sono contrapposte il 21 settembre, davanti al giudice per le indagini preliminari, Luca Milani. Nell’udienza, si discuteva l’opposizione all’archiviazione dell’inchiesta nei confronti di tre agenti della Polizia penitenziaria accusati di lesioni nei confronti di Rachid Assarag, un detenuto marocchino di 44 anni, oggi in Marocco dopo l’espulsione avvenuta nel giugno di quest’anno. Assarag, difeso dall’avvocato Fabio Anselmo (Foro di Ferrara), nel 2016 aveva denunciato di aver subito violenze da parte di alcuni agenti della Polizia penitenziaria. Partì l’inchiesta e il sostituto procuratore Emilio Pisante, indagò per lesioni aggravate tre agenti della penitenziaria intervenuti dopo l’ennesima protesta del detenuto che si era barricato in cella. Nel 2017, Pisante chiese l’archiviazione, ma l’avvocato Anselmo si oppose e il fascicolo finì al gip. Il legale ha ribadito al gip che il suo assistito è stato picchiato e che esiste un video che dimostra le violenze avvenute. In una parte si vede l’uomo trascinato per i capelli.

Per i tre agenti, erano presenti i loro difensori. Gli avvocati Carlo Bordi, Fabio Giarda (Foro di Milano) e Mauro Pontini. Bordi e Giarda hanno sostenuto che non ci sono le prove e che l’inchiesta va archiviata. Pontini ha puntato sulla figura di Assarag e sulla sua scarsa credibilità, perché uno che scappa in auto contromano dalla polizia (che lo cercava per espellerlo dall’Italia), provoca un incidente e minaccia i poliziotti con un rasoio, non è certo un “cherubino”. L’avvocato ha ricordato i numerosi trasferimenti, 13, da un carcere all’altro (Assarag doveva scontare 9 anni e 4 mesi per violenza sessuale nei confronti di due ragazze nel 2008), dovuti al suo comportamento: «Voleva solo andare a Bollate, perché lì si trovava bene». Secondo Pontini non ci sono state violenze, tutt’al più percosse ma l’agente è intervenuto per evitare guai peggiori e garantire la sicurezza del detenuto e dei colleghi. Assarag, sposato con una donna italiana, aveva già denunciato alcuni poliziotti del carcere di Parma, dopo aver registrato alcune loro frasi, grazie a un registratore nascosto e poi consegnato alla moglie. L’inchiesta partita nel 2014 venne archiviata dal Tribunale di Parma nel 2016.

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