Dimenticata una garza nel petto, assolte due infermiere

Erano state accusate di lesioni colpose. Ma i difensori: «Il protocollo non prevedeva che fossero loro a contare le garze». Per la vicenda venne condannata un medico dell'ospedale

Assolte con formula piena, «perché il fatto non sussiste». E’ la sentenza del giudice Italo Ghitti nei confronti di due infermiere accusate di lesioni colpose nei confronti di una donna di 77 anni. L’anziana era stata sottoposta un intervento, in ospedale a Piacenza, per sostituire iliache maker, ma una garza venne dimenticata nel petto e questo scatenò un’infezione. Per il fatto, mesi fa fu condannata un medico a due mesi. Pe le infermiere il pm chiese l’archiviazione, ma la parte civile si oppose. Il giudice per l’indagine preliminare dispose, in seguito, il rinvio a giudizio e si aprì un nuovo dibattimento.

Monica Vaghini e Arlesiana Casali sono state assolte oggi, 6 giugno, nell’ultima udienza del processo. Dopo la richiesta del pm Antonio Rubino nella scorsa udienza, 1 mese di reclusione, oggi hanno parlato i difensori delle infermiere, gli avvocati Cosimo Pricolo (per Vaghini) e Antonio Trabacchi (per Casali). L’arringa degli avvocati si è sostanzialmente basata sul protocollo per quel tipo di interventi che non prevedeva - da parte delle infermiere - il conteggio delle garze. D’altra parte, hanno sottolineato i legali, le due professioniste hanno seguito con scrupolo ogni passaggio del protocollo, per quel che atteneva alle loro funzioni.

La vicenda era avvenuta tra luglio e settembre del 2013 e a scoprire la garza nella tasca dove è alloggiato il pace maker sono stati i sanitari di cardiochirurgia dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna in settembre. Gli stessi medici che poi hanno rimosso la garza e segnalato il ritrovamento. Venuti a conoscenza della causa di tante sofferenze della madre, una 77enne piacentina, i figli l’hanno informata e lei ha deciso di sporgere querela. L’anziana si è costituita parte civile con l’avvocato Guglielmo Zacconi. Il legale cura anche la posizione dei tre figli. Valeria Motta, invece, avvocato di Bologna era il responsabile civile per l’Asl.

Successivamente all’intervento e in più occasioni l’anziana, che non riusciva più a reggersi in piedi e necessitava di assistenza continua, era stata costretta a ricorrere al pronto soccorso e da qui indirizzata al pronto soccorso cardiologico. Inutili, secondo il figlio, anche le visite al pronto soccorso cardiologico, che non hanno mai risolto la situazione. Il 3 agosto l’anziana era stata male. A fine mese, la madre era stata ricoverata d’urgenza e solo lì si era cominciato a parlare di infezione, in precedenza sempre negata perché i parametri erano nella normalità. Dopo altri inconvenienti legati alla documentazione (il giorno della partenza mancava il Cd con la situazione generale della donna), il figlio la accompagna a Bologna e qui ha il triste responso: una garza dimenticata nella tasca del pace maker aveva causato l’infezione. Alla fine, il pace maker era stato rimosso dal petto e sistemato nell’addome.

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