Distretti Usl di Piacenza, Rancan: «Rivedere la suddivisione per garantire più servizi»

Il consigliere del Carroccio: «Rivedere la suddivisione distrettuale dell'Usl di Piacenza, tenendo conto delle criticità geografiche e viabilistiche e garantendo una proporzione più favorevole tra numero di abitanti, estensione territoriale e numero di presidi ospedalieri»

Matteo Rancan

“Rivedere la suddivisione distrettuale dell’Usl di Piacenza, tenendo conto delle criticità geografiche e viabilistiche e garantendo una proporzione più favorevole tra numero di abitanti, estensione territoriale e numero di presidi ospedalieri. Il tutto risolvendo la forte disparità che esiste ora nella fruizione dei servizi offerti, sviluppando un servizio sanitario più distribuito sul territorio, evitando centralizzazioni e garantendo una maggiore capillarità dei servizi”. Lo chiede alla Giunta regionale dell’Emilia Romagna il consigliere del Carroccio Matteo Rancan che invita Bonaccini e la sua squadra a rivedere l’attuale sistema organizzativo piacentino.

“Attualmente – spiega Rancan -, i distretti dell’Azienda Usl di Piacenza sono tre e sono così articolati: distretto Città di Piacenza, distretto di Ponente e distretto di Levante. Ma è evidente a tutti che il passaggio da 5 Distretti a 3 ha comportato un aumento dei costi e il rallentamento nello sviluppo di alcune politiche sociali. Nei due maxi distretti (non rientranti nella Città di Piacenza) sono confluiti Comuni con regolamenti diversi tanto che vi sono grandi difficoltà a mantenere in essere e sviluppare i piani attuativi”.

“I distretti di Levante e Ponente, formati rispettivamente da 24 e 23 Comuni – continua Rancan - si estendono sul 99,95% del territorio della provincia di Piacenza comprendendo realtà Comunali dalla distanza geografica decisamente elevata, causa dunque di difficoltà d’accesso ai servizi e di viabilità, costringendo i pazienti anche ad ore di viaggio”.

Di più, attacca : “I distretti sanitari di Levante e Ponente della provincia di Piacenza presentano ognuno un unico presidio ospedaliero (Fiorenzuola e Castel San Giovanni) al quale far affluire l’intera popolazione già distribuita in maniera decisamente disomogenea sul territorio di riferimento. E quel che è peggio è che entrambi i presidi ospedalieri risultano fortemente depotenziati rispetto al passato oltre al fatto che nel caso di Fiorenzuola vi è attualmente una situazione di criticità elevata, dato che la struttura ospedaliera è stata di recente demolita e, nell’attesa della nuova costruzione, gli abitanti del distretto di Levante si trovano essenzialmente sprovvisti di un ospedale a pieno regime di attività”.

“Se a fronte di tutto questo pensiamo, ad esempio, che nella vicina Cremona il distretto poggia su 4 presidi ospedalieri, capiamo perché in Lombardia si garantisce una più facile fruizione dei servizi sanitari e un più tempestivo e snello accesso alle cure”.

Per questo, chiarisce, “alla Giunta regionale chiedo se ritenga adeguata e sufficiente la presenza di un unico presidio ospedaliero per territori così estesi e per un numero di abitanti così elevato e quali azioni intenda intraprendere per potenziare i presidi ospedalieri di Fiorenzuola e Castel San Giovanni e per garantire a tutti gli abitanti della provincia, un’eguale possibilità di accesso alle cure e alle prestazioni sanitarie, risolvendo la forte disparità che esiste ora nella fruizione dei servizi offerti”.

“E’ chiaro – aggiunge – che se davvero si vuole sviluppare un sistema sanitario più distribuito sul territorio, evitando centralizzazioni e garantendo una maggiore capillarità dei servizi è necessario rivedere la suddivisione distrettuale, tenendo conto delle criticità geografiche e viabilistiche e garantendo una proporzione più favorevole tra numero di abitanti, estensione territoriale e numero di presidi ospedalieri. Ma tutto questo – conclude – deve essere fatto in fretta. Con la salute della nostra gente non si scherza e noi vigileremo affinché nessuno lo faccia”.

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