Dodici furbetti del cartellino chiedono la "messa alla prova"

Assenteismo in Comune. Udienza davanti al Gup, se al termine del periodo di lavori di pubblica utilità il riscontro sarà positivo, il reato sarà estinto

Sono 12 i dipendenti del Comune, coinvolti nell’inchiesta sull’assenteismo, ha chiesto e ottenuto, il 23 settembre, “la messa alla prova”. Nell’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare, Fiammetta Modica, e al pm Antonio Colonna, i dipendenti, assistititi dai loro avvocati, hanno chiesto di poter utilizzare questa misura. Si tratta di lavori di pubblica utilità, di opere gratuite in favore della collettività. Se al termine del periodo stabilito dal giudice l’esito sarà positivo, il reato di cui sono accusati si estinguerà. La messa alla prova può chiederla chi è imputato di un reato che prevede o una pena pecuniaria o un reato la cui pena non sia superiore a 4 anni.

Nell’indagine, sono imputate 31 persone. Almeno 12 di loro potrebbero affrontare il processo in aula, cioè senza riti alternativi e con il conseguente sconto di pena. Tutti sono accusati a vario titolo di falso, truffa, peculato. Il blitz di la Polizia locale e la Guardia di finanza scattò alla fine di giugno del 2017, dopo mesi di indagini. La procura aveva chiesto 40 ordinanze cautelari per 50 degli indagati. Fu un terremoto amministrativo: risultava indagato il 10 per cento del personale, su un organico di circa 500 dipendenti.

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L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Antonio Colonna, era partita alla fine del 2016: utilizzando telecamere nascoste e pedinamenti giornalieri, gli inquirenti avevano scoperto che decine di dipendenti comunali andavano in palestra oppure a bere il caffè prolungando la sosta al bar, fare la spesa durante l’orario di lavoro, svolgere commissioni personali. Timbravano e uscivano arrivando anche ad usare, per spostarsi, i mezzi dell’Amministrazione.

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