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Dollari falsi dalla Nigeria, pesanti condanne

Pene da un anno e 6 mesi a tre anni e 6 mesi in primo grado di giudizio. Tutti accusati di introduzione e spendita di banconote false. Fra loro anche un commercialista e diversi piacentini. Nell'inchiesta anche il contributo del servizio segreto Usa

Pesanti condanne, in primo grado di giudizio, per gli imputati del processo che vedeva sei persone accusate di introduzione nello Stato e spendita di banconote false. I falsari avrebbero, secondo le accuse, importato dalla Nigeria banconote da 100 dollari abilmente falsificate. Il giudice Italo Ghitti ha accolto le richieste del pm Emilio Pisante e ha condannato a 3 anni e 6 mesi un commercialista piacentino e a 3 anni e due mesi l’altro ragioniere Fabrizio Cordini. Condanna anche per le altre persone che avrebbero fatto parte del gruppo che avrebbe importato i soldi falsificati. Myrjan Tafa è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, mentre Dino Angelineta e Giovanni Di Rubba a due anni. Tutti sono in stato di libertà. Alessandro Lunghi, l’unico a cui è stata sospesa la pena, è stato condannato a un anno e sei mesi. Il giudice ha poi inflitto ai sei multe per un totale di alcune migliaia di euro. Nei mesi scorsi altre persone coinvolte avevano patteggiato.

Le indagini partono nel 2013. Il gruppo, secondo la procura, avrebbe importato dalla Nigeria, dove avviene la produzione, banconote false da 100 dollari realizzate con la cartamoneta originale da un dollaro. Il dollaro veniva “sbiancato” e sopra era stampata la cifra di 100. Le banconote poi venivano recapitate nel nostro Paese in plichi, occultate in oggetti di uso comune (medicinali di erboristeria, riviste, custodie per cd) spediti tramite ignare società internazionali e quindi immesse nel circuito economico. A far scattare l’inchiesta, nel febbraio 2013, furono due versamenti da 7mila euro, in banconote da 100, che un commercialista piacentino effettuò in due banche di Piacenza.

I soldi avevano passato i controlli locali, ma non quelli del centro di raccolta, dove si sono rivelati falsi ed è scattato il sequestro. A quel punto, i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo, coordinati dal pm Pisante, hanno cominciato a risalire a ritroso il percorso del denaro, arrivando a incastrare i 19. Tra questi, 8 erano piacentini. L’indagine vide all’opera anche i carabinieri del Nucleo anticontraffazione monetaria di Roma e i servizi segreti americani. Le banconote sospette erano state inserite nello US Secret service search note, che contiene i numeri identificativi del denaro contraffatto. I Servizi segreti americani si occupano fondamentalmente di due aspetti della sicurezza degli Stati Uniti: la protezione del presidente e la tutela del dollaro.

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