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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca

«Don Angelone, non badate alla scorza ma badate alla buona sostanza»

Lo scrittore e giornalista piacentino Umberto Fava commenta la vicenda dell'arresto di Don Angelo Bertolotti responsabile del Centro Manfredini di via Beati e parroco di San Pietro di Agazzano. Il sacerdote è accusato di maltrattamenti su alcuni disabili

Don Angelo Bertolotti, sacerdote piacentino di 60 anni che ha creato e che gestisce da trent'anni il centro Manfredini di via Beati, che ospita persone con disabilità psichica è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile guidati da Serena Pieri e coordinati dal pm Emilio Pisante, il 10 novembre. Gli inquirenti avrebbero effettuato numerose intercettazioni con telecamere e microfoni all'interno del centro di accoglienza, documentando i presunti maltrattamenti da parte di don Bertolotti su alcuni degli ospiti del centro.

A pochi giorni dall'arresto, che ha provocato sgomento nella comunità piacentina, lo scrittore e giornalista piacentino Umberto Fava commenta la vicenda, conoscendo da tanto tempo il religioso sia come responsabile del Centro Manfredini sia come parroco di San Pietro (Agazzano). Amici, anche se si danno del lei. Don Angelo chiama scherzosamente Fava "cavaliere" e Fava risponde chiamando il sacerdote "monsignore". «E' un burbero benefico. Sotto la sua aria burbera, c’è molta sensibilità. La scorsa estate ero andato a trovarlo a Le Piane in Valtrebbia, dove c’è "la casa vacanza" dei suoi ragazzi, io li chiamo ragazzi anche se sono tutti adulti, oltre che disabili mentali. Era metà pomeriggio, parlavamo davanti alla porta, i ragazzi camminavano nella corte. Ad un certo momento lui si alza e dice: "Li chiamo dentro, si è alzato un vento che non va bene", "ma non dà fastidio", ribatto io. E lui: "Queste persone sono molto più sensibili e delicate di noi, bisogna starci molto attenti".

«Un’altra volta invece a San Pietro, vicino ad Agazzano. Arrivo e lo trovo con due o tre ragazzi. Lui dice loro con un tono un po' severo: "Ebbene non si saluta?". E tutti allora a dirmi "buongiorno". Alla fine, dopo un po' di tempo trascorso con loro, vado via. E lui col suo solito tono, stavolta a me: "Non ha sentito che l’hanno salutato?", "Vero, sono un po’ sordo, mi scuso" e contraccambio il saluto dei ragazzi.  «Mi faceva un po’ impressione vedere a San Pietro e anche a Piacenza in via Beati il suo letto sempre disfatto. Glielo dicevo: sembra la branda di un soldato in un campo di battaglia. Vero anche questo: per sé non ha neanche una camera da letto, perché lui il letto lo mette dove si sente più utile alla sua famiglia. Guai andare a trovarlo al mattino dalle 11 a mezzogiorno. Una volta, ancora inesperto dei suoi orari - prosegue Fava - l'ho trovato con un grembiule che stava cucinando il pranzo.

E ancora: «Un’altra volta, l'ho sorpreso che preparava per ciascuno dei suoi ragazzi le medicinee e fu lui a dirmi: "Non mi disturbi ma non voglio esserre distratto". La sua franchezza la dimostra con tutti: la domenica alla messa delle 10.15 a San Pietro se arrivando all’altare sente in chiesa gente che chiacchiera, l’invita ad uscire. Non ha peli sulla lingua, ha solo un po’ di scorza sulla pelle. Ma poi, al termine della messa, ad andare a parlare con lui, come fanno tanti, sulla porta della vecchia casa canonica diventata una casa famiglia, si trova un uomo affabilissimo, di compagnia».

«Per un suo anniversario - prosegue - gli ho regalato "Génie du christianisme" di François-René Chateaubriand, per me uno dei grandi capolavori della letteratura ottocentesca francese, ma ho capito che gradiva di più quando in un altro paio d’occasioni ho fatto avere per i suoi ragazzi da un vicino ristorante delle ottime torte di patate». «Le sue porte sono sempre tutte aperte, quelle dentro e quelle fuori, come se non esistesse nessun ladro, nessun malintenzionato pronto ad approfittare delle sue buone intenzioni. E così una volta passando davanti alla porta aperta di un bagno a San Pietro ho visto a terra alcune bacinelle colme di biancheria pulita. "Oltre che la cuoca fa anche la 'lavanderina'?", gli ho domandato scherzando e lui: "Io le lavo, poi ci sono delle brave donne che stirano e che sono più capaci di me».

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