Dopo 23 anni chiude il bocciodromo: Bobbio perde un'altra realtà

La chiusura del bocciodromo di Bobbio è parte di un malessere di cui soffre l'economia locale

Dopo 23 anni di "onorato servizio" l'insegna del Bar Silvia-Bocciodromo in viale Garibaldi qualche giorno fa è stata spenta. Difficile dire se momentaneamente o definitivamente.
L'impianto sportivo dove esercitare lo sport delle "bocce" era stato inaugurato nel 1993, dopo che diversi appassionati, in prima linea Franco Magrini, Giovannino Melone, Gaetano Livi (Tano),Renato Mozzi e qualcun altro, ne avevano caldeggiato la costruzione presso gli amministratori del tempo. E' stato l'unico bocciodromo costruito in Val Trebbia con le misure per potervi disputare gare regolari sia a livello provinciale che nazionale. Fu fondata la A.S.B.B.  Associazione Sportiva Bocciofila Bobbiese, che per anni organizzò  tante frequentate gare provinciali. La Città di Bobbio ha sempre vantato la tradizione del gioco delle "bocce". Esistevano diversi campi: due giochi erano all'Osteria della Micona in Via Garibaldi (l' attuale Contrada di Porta Nuova), ne aveva due  l'Osteria Calza, come l' osteria della Valle e quella di San Martino. Le frazioni di Santa Maria e di Ceci avevano i loro campi, la prima nel giardino dell'Albergo Ridella, a Ceci, da Luigino. Tanti gli appassionati sportivi che pazientemente, fra un bicchiere di rosso e due fette di salame, si mettevano in coda per tirare "alle bocce o al pallino". Il Bocciodromo ha avuto momenti di attivismo collaterali alla vocazione di base: vi si giocava alle carte, ci si mangiava alla bobbiese e sulla pista da ballo all'esterno, in estate molte erano le serate danzanti.  Da circa tre anni i campi da bocce erano usati da pochi irriducibili, ora l'oblio. Sarebbe piacevole scrivere la storia del bocciodromo di Bobbio, anche se non può essere definito un locale storico, ma soprattutto gradevole leggerla sia per coloro ne sono stati protagonisti, sia che per chi non l'ha vissuta.

Oltre la chiusura del Bar Silvia-Bocciodromo, Bobbio enumera altri piccoli eventi inquietanti come la chiusura di un ambulatorio veterinario, il pensionamento di un medico di base che ha messo nel panico tante persone, per lo più anziane, l'emigrazione di un importante artigiano e la miriade di cartelli "vendesi o affittasi", affissi sui muri di tutto il territorio comunale. Sono sintomi di un malessere che l’economia nostrana sta  sempre più manifestamente soffrendo. Speriamo in tempi migliori, ma a breve giro di posta.

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