Dosi: «Nei bilanci una quota sempre destinata agli effetti di calamità naturali»

Il primo cittadino commenta l’alluvione in Costa Azzurra, a tre settimane da ciò che è avvenuto nella frazione di Roncaglia: «Sono fenomeni non occasionali, siamo impotenti di fronte alla violenza della natura che ci rende fragili e indifesi»

Quanto successo nelle ultime ore in Costa Azzurra è sembrato, a molti, un qualcosa di già visto. Sono infatti passate tre settimane dall'alluvione che ha colpito Valnure, Valtrebbia, Vald'Aveto e la frazione di Roncaglia e quelle immagini, riprese da tutti i telegiornali e giornali del mondo, ci hanno ricordato l'angoscia di quelle ore notturne e dei danni provocati. Dosi ha deciso di scrivere di suo pugno un pensiero da affidare ai social network. «Leggo dalle cronache dell'alluvione in Costa Azzurra – scrive in un post su Facebook il sindaco di Piacenza Paolo Dosi - che 7 dei 17 finora deceduti sono stati trovati nelle rispettive auto mentre cercavano di portarle fuori dai rispettivi garage. Non posso e non voglio trarre conclusioni, ma è inevitabile formulare qualche pensiero ad alta voce pensando a quanto è accaduto da noi lo scorso 14 settembre. Mi sembra evidente che ormai ci troviamo di fronte a fenomeni la cui violenza non è più solo occasionale o sporadica. Potremo migliorare i sistemi di comunicazione e allarme, rinforzare gli argini e pulire greti e alvei. Abbiamo già cominciato a farlo, ma credo che dobbiamo anche constatare la nostra impotenza di fronte ad una violenza della natura che ci rende molto fragili e indifesi. Una violenza che ci costringe a stabilire delle priorità, che mettono la difesa della vita umana in prima fila anche a costo di rischiare di perdere beni e oggetti personali, per quanto importanti possano essere.

Inoltre, a livello politico e amministrativo, credo che dovremo rivedere la stessa costruzione dei nostri bilanci (a tutti i livelli di governo) prevedendo una quota significativa a favore di azioni di sostegno solidale destinate a imprese, esercizi e privati colpiti da eventi talmente feroci, da mettere in discussione la loro stessa sopravvivenza sociale.

Ci stiamo avvicinando al collo dell'imbuto: stiamo pagando una lunga sovrapposizione di errori che si sono accumulati nel corso dei decenni, e con i quali oggi dobbiamo fare i conti. In compenso, e non è poco, tiene la solidarietà. Una comunità si riconosce nei momenti più difficili e ostili. E Piacenza sta dimostrando di saper essere una comunità. Non è sufficiente, ma è un'ottima base da cui ripartire».

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