Droga nascosta nelle caramelle, altra operazione dell'Arma: 850 episodi di spaccio

Tutto è iniziato nel giugno del 2019 a seguito di una rapina avvenuta a Borgonovo che poi si è scoperto essere un regolamento di conti per debiti di droga. Cinque le persone in manette

Immagine di repertorio

A pochi giorni da quella dei carabinieri di Rivergaro ecco che i carabinieri di Piacenza hanno inferto un altro duro colpo allo spaccio di droga nel nostro territorio con un'altra indagine. Alle prime luci dell'alba dell'8 ottobre i militari hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque persone ritenute responsabili a vario titolo e in concorso tra loro di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Tutto è iniziato nel giugno del 2019 a seguito di una rapina avvenuta a Borgonovo che poi si è scoperto essere un regolamento di conti per debiti di droga. Quella notte cinque uomini incappucciati fecero irruzione in una casa in via Cantone dei Tintori dove abitavano due famiglie marocchine, sorprendendo sole in casa due donne e i figli piccoli. Le avevano malmenate e avevano preso soldi e gioielli, poi erano scappati. Dai primi accertamenti i militari hanno capito che i malviventi conoscevano bene le famiglie (di cui uno con precedenti penali per droga) tanto da chiamare donne e figli per nome. Questo particolare ha fatto insospettire gli inquirenti e infatti hanno scoperto che dietro la rapina c'era ben altro. In particolare, gli arrestati nascondevano lo stupefacente all’interno di cellophane bianco o arancione che veniva nascosto in confezioni per caramelle, nel tentativo di sviare ogni sospetto. Nel corso delle indagini è stato eseguito un arresto in flagranza nei confronti di un albanese e il sequestro di diverse dosi di cocaina. L’inchiesta ha consentito di dimostrare numerosi episodi di spaccio avvenuti a Piacenza e nell’hinterland pavese tra giugno e dicembre 2019 e di risalire anche a cessioni verificatesi a partire sfin dall’estate 2018, per un totale di circa 850 fatti contestati ai pusher. L’operazione prende il nome di “Candy shop” in quanto la droga veniva nascosta in barattoli di caramelle e chiamata in codice con l’appellativo di "caramelle".

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