«Dubbi sulla gestione economica del centro islamico di via Caorsana e donne emarginate»

Gestione economica non proprio trasparente, volontà di cambiare lo statuto e il regolamento interno in una chiave meno democratica e emarginazione della donna come parte attiva delle attività all'interno del centro islamico. Queste le accuse che un gruppo di ex soci rivolge al centro islamico di via Caorasana: «Ci siamo già rivolti alla Procura»

Da destra: Bouchaib Broud, Said Ben Cheikh, Zahara Friche e Aliova Asmara

Gestione economica non proprio trasparente, volontà di cambiare lo statuto e il regolamento interno in una chiave meno democratica e emarginazione della donna come parte attiva delle attività all'interno del centro islamico. Queste in sintesi le accuse formulate da un gruppo di ex soci verso la comunità islamica di via Caorsana, diretta da Yassine Baradai. Per illustrare il loro punto di vista hanno convocato la stampa nella mattinata del 15 aprile nei locali dell'ex Circoscrizione Tre in via Martiri della Resistenza. A parlare Bouchaib Broud, Said Ben Cheikh, Zahara Friche e Aliova Asmara: «Abbiamo cercato per mesi un dialogo con il consiglio della comunità islamica ma le porte sono rimaste sempre chiuse, questo comportamento ci ha portato a questa decisione: parlare pubblicamente di quanto sta accadendo all'interno del centro sulla Caorsana». 

«Ci siamo rivolti alle forze dell'ordine e in particolare abbiamo presentato una querela alla Procura della Repubblica allegando tutti i documenti che proverebbero come cospicui fondi provenienti dal Qatar dal 2010 al 2014 siano poi stati girati, almeno in parte, e con bonifici senza causale, ad altri centri. Questo di per sé non sarebbe nulla di male, ma non capiamo perché non abbiano voluto, quando ne abbiamo fatto richiesta, farci vedere i documenti, in un'ottica di trasparenza e correttezza verso tutti coloro che frequentano il posto. Ma non solo, noi siamo stati estromessi prima con diffide e poi con una vera e propria espulsione dal consiglio perché abbiamo richiesto, come prevede il regolamento, la documentazione bancaria del centro e non come dicono per comportamenti non consoni al regolamento vigente. Evidentemente questo ha dato fastidio e lentamente siamo stati emarginati e poi espulsi».  

«Nel 2007 quando si stava per costruire il centro in via Caorsana molte donne musulmane insieme alle famiglie - spiega  Zahara Friche - hanno raccolto diverse centinaia di migliaia di euro di tasca propria ma alla fine, non abbiamo mai saputo dove effettivamente siano andati a finire e come siano stati investiti. Ad oggi le donne nell'organizzazione delle attività del centro non hanno alcun potere e non esiste nessuna associazione femminile e non hanno accettato la nostra presenza attiva all'interno. Temiamo che il gruppo dirigente stia trasformando la comunità in una società finanziaria privata per movimentare delle sostanziose cifre di denaro da e per l'estero ma anche sul territorio nazionale, estromettendo coloro che non la pensano nello stesso modo. Questo non è 'l'Islam e continueremo ad opporci». «Domenica 17 aprile in via Caorsana si riunirà il consiglio e potrebbe essere cambiato lo statuto e il regolamento che nella sostanza sostituirà quelli precedenti. Per questo saremo nel pomeriggio a manifestare davanti al centro». Concludono. 

A margine della conferenza stampa, il presidente dell'associazione di via Caorsana, Yassine Baradai risponde alle accuse: «Vorrei capire su che basi queste persone sostengono la loro tesi, la Guardia di Finanza ha effettuato diversi controlli e per loro tutti i bonifici e i movimenti sono regolari. Nelle assemblee vengono sempre mostrati i bilanci approvati anno per anno e non abbiamo nulla da nascondere. Abbiamo pensato che, a tutela della comunità, sarebbe bene introdurre due organi di garanzia: il collegio dei garanti e il revisore dei conti. Se l'assemblea voterà per il sì si procederà, altrimenti non se ne farà nulla. Questo è il gioco della democrazia. Non capisco come persone che non sono soci di una comunità vogliono imporre le loro idee che ritengono le più giuste». Conclude. Ad oggi l'Associazione Islamica di via Caorsana conta 120 soci che versano 20 euro a testa ogni mese per le attività e il sostentamento della comunità. 

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