«È tempo di una memoria condivisa per tutti». Barbieri contestata dagli antagonisti

Centinaia di persone hanno partecipato alle celebrazioni del 25 aprile in piazza Cavalli. Sul palco gli interventi del primo cittadino (contestata da un gruppo di giovani della sinistra antagonista), del presidente della Provincia Rolleri e di Giancarlo Pagliarulo dell'Anpi

Doveva essere un 25 aprile di "condivisione", stando alle parole del sindaco Patrizia Barbieri. Qualcuno, però, non ha avuto alcuna intenzione di raccogliere l’appello che il primo cittadino – alla sua prima orazione pubblica in occasione delle celebrazioni della Giornata della Liberazione dal nazifascismo in piazza Cavalli – ha lanciato dal palco delle autorità. Un gruppo di “antagonisti” – meno di una quarantina, per lo più giovanissimi e appartenenti al collettivo ControTendenza già protagonista della manifestazione antifascista dello scorso 10 febbraio, capitanati dall’ex consigliere comunale Carlo Pallavicini – ha contestato l’Amministrazione di centrodestra (definita "vicina a Casapound e all'estrema destra") dai primi momenti del corteo che dal Facsal ha raggiunto la piazza. Il gruppetto di antagonisti ha contestato la Giunta Barbieri a prescindere dalle parole pronunciate in seguito sul palco: una levata di fischi e “buuu” ha poi accompagnato un passaggio del discorso del sindaco. Gli stessi contestatori erano stati a loro volta criticati da alcuni partecipanti al corteo, che hanno chiesto di portare rispetto alle celebrazioni ufficiali. Sorvegliati dalle forze dell’ordine, il gruppo della sinistra antagonista si è poi allontanato prima della fine delle celebrazioni.

Ad eccezione della contestazione – minoritaria rispetto al comportamento del resto della piazza – il corteo si è svolto senza problemi, guidato dall’Anpi e dalla Banda “Amilcare Ponchielli”. Numerose le autorità presenti sopra e nei pressi del palco allestito in piazza. «Proprio perché il 25 aprile deve essere riconosciuto come una Festa per tutti gli italiani – ha aperto le celebrazioni il sindaco Patrizia Barbieri - è importante dare la giusta collocazione nella memoria storica a tutte le componenti, del processo di maturazione, che furono protagoniste del percorso di Liberazione dall’oppressione straniera. Accanto a coloro che si batterono per questi obiettivi non si possono dimenticare i militari italiani che scelsero di unirsi alla battaglia per la libertà e quelli internati in Germania che rifiutarono il rientro in patria».

«Bisogna ripercorrere il cammino dell’Italia dall’8 settembre al 25 aprile per impegnarci al riconoscimento unitario di questa ricorrenza. I nomi di tutti i caduti sono ricordati dalle lapidi sparse sul Piacentino e ci danno la forza per affrontare i problemi del presente con senso di appartenenza. La nostra identità nazionale – ha proseguito il sindaco - ha radici profonde e c'è un legame ideale tra gli eroi del Risorgimento e coloro che si batterono per la Resistenza. Sono stati simboli della storia italiana. I padri costituenti della Repubblica hanno poi costruito ciò che abbiamo oggi, da quando il 2 giugno gli italiani votarono per il Referendum. Il 25 aprile rappresenta lo spirito della nostra democrazia. Ma ricordo anche persone che hanno dato la vita per questa Repubblica come Aldo Moro, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Marco Biagi».

«È tempo di avere una memoria condivisa – ha sottolineato il sindaco -, quantomeno accettata, spiegando alle nuove generazioni cosa furono fascismo e antifascismo, Resistenza e Repubblica Sociale italiana. È il momento anche di parlare non solo del movimento partigiano ma anche delle zone oscure della Liberazione, su entrambe le parti». A queste parole, che si riferiscono alle rappresaglie nei confronti di fascisti e repubblichini dopo l'8 settembre 1943, il gruppo di antagonisti ha rumoreggiato, fischiando e contestando il primo cittadino che ha proseguito il discorso senza distrazioni. «Penso soprattutto a quei giovani che si gettarono alle spalle la famiglia, gli studi, gli amici, per andare incontro alla morte per gli ideali in cui credevano». Barbieri ha poi ricordato la figura dell’avvocato piacentino Francesco Daveri, ucciso nel 1945. «Viva la democrazia, via la libertà, viva Piacenza» - ha poi concluso Barbieri, tra gli applausi della piazza (non del gruppo di antagonisti).

Dopo il sindaco Barbieri, è intervenuto il presidente della Provincia Francesco Rolleri. «È un anniversario – ha detto Rolleri - che consente anno dopo anno di riflettere sui fatti che hanno visto protagonista l’Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale. È dovere delle istituzioni e della comunità non dimenticare. La memoria va difesa per il rispetto che portiamo al sacrificio dei caduti italiani e piacentini per la Patria. La Resistenza è una delle pagine più importanti della storia italiana. Ricordare ciò che è stato come insegnamento ai più giovani. L’Italia dal 25 aprile ripartì da zero, dalle macerie e costruì un Paese moderno». Il vicepresidente nazionale dell’Anpi Gaetano Pagliarulo ha però rimarcato le distanze tra coloro che furono nelle file dei movimenti partigiani - «che avevano idee di libertà» - e chi invece «non combatteva per la vita, ma per affermare idee di morte, di regime e di autoritarismo». Sul palco, ad accompagnare sindaco e presidente della Provincia, anche il prefetto Maurizio Falco, il questore Pietro Ostuni (che è sceso dal palco per andare a mediare con i contestatori), il comandante dei carabinieri colonnello Corrado Scattaretico, il senatore Pietro Pisani e l'onorevole Elena Murelli, l'assessore regionale Paola Gazzolo e il vicesindaco Elena Baio. Nel corteo ha presenziato anche una rappresentanza della comunità islamica di Piacenza, che da poco si è tesserata all'anno. Al termine degli interventi, la messa in San Francesco, mentre molti presenti - che nulla avevano a che fare con il gruppo di antagonisti-contestatori - hanno accompagnato questa giornata di festa riportande in auge i canti legati alla Resistenza. 

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