Eataly, dopo otto mesi metà dei lavoratori lasciati a casa

Mentre a Piacenza l’apertura di Eataly, dopo diversi rinvii, è prevista per il 30 settembre, a Firenze la situazione per i lavoratori dopo solo otto mesi dall’inaugurazione è difficile

Oscar Farinetti

Otto mesi fa Eataly aprì a Firenze - con tutti gli onori del caso, visti i tempi di crisi economica e occupazionale – vicino alla cupola del Brunelleschi. L’insediamento nella città d’arte fu fortemente voluto dall’allora sindaco Matteo Renzi, appena eletto segretario del Pd e in procinto di tentare la scalata al governo. Eataly, la creatura dell’imprenditore Oscar Farinetti, spalancò i battenti al pubblico impiegando 120 dipendenti. Dopo otto mesi ne sono rimasti la metà, e la cosa ha suscitato molto clamore nella città gigliata.

«Dentro Eataly – ha tuonato Massimiliano Bianchi della Cgil di Firenze - si lavora prevalentemente con contratti interinali e per noi è inaccettabile. Venti giorni fa abbiamo scritto una lettera ai vertici in cui chiediamo l’apertura di un tavolo per i contratti in scadenza. Ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta». Da qui la volontà di indire due giorni di sciopero insieme ai Cobas, una novità per l’azienda ideata dall’imprenditore piemontese Farinetti. I Cobas imputano a Eataly diverse scelte: mancato rinnovo di contratti in somministrazione in scadenza, totale arbitrarietà dell’azienda nell’organizzazione del lavoro, mancata stabilizzazione dei contratti a tempo determinato. Solo nell’ultimo mese sono stati lasciati a casa 13 lavoratori, che fanno il salire il totale a 60 in otto mesi.

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A Piacenza Eataly dovrebbe aprire alla Cavallerizza sullo Stradone Farnese il prossimo 30 settembre. Nelle scorse settimane l’azienda aveva diffuso online l’indirizzo e-mail a cui far pervenire le domande di lavoro e i curriculum per lavorare nella sede piacentina. La speranza è che il caso di Firenze sia isolato e l’Eataly di Piacenza, dopo una ristrutturazione durata diversi mesi, abbia ben altre fortune.

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