«Ecco come è stato ucciso e smembrato il professore. Hanno agito da professionisti e con preoccupante freddezza»

La procura di Piacenza e la polizia spiegano i dettagli del raccapricciante delitto per il quale sono stati arrestati i due 30enni piacentini Gianluca Civardi e Paolo Grassi. Il pm Colonna: «Tutto premeditato alla perfezione. La presenza di un terzo complice? Per ora è solo fantasia»

I due piacentini arrestati

«Gianluca Civardi e Paolo Grassi avevano premeditato non solo l’omicidio di Adriano Manesco, ma anche di far sparire il suo cadavere facendolo a pezzi. Lo hanno fatto da professionisti, con una freddezza preoccupante, utilizzando accorgimenti per sviare le indagini». Ne sono convinti, in procura della Repubblica di Piacenza, il sostituto procuratore Antonio Colonna e gli agenti della Squadra mobile e delle volanti di Piacenza quando illustrano i dettagli di uno dei delitti più efferati che abbia mai visto coinvolti dei piacentini. Il "delitto del cassonetto” come ormai è stato ribattezzato nell’ambiente investigativo e anche in quello giornalistico.

In via del Consiglio gli inquirenti incontrano la stampa per ricostruire le fasi di un delitto sul quale tuttavia esistono ancora numerosi aspetti oscuri che verranno chiariti grazie alle indagini tecniche e scientifiche dei prossimi giorni. Non prima però di aver snocciolato le tremende accuse che gravano sui due 30enni: omicidio premeditato pluriaggravato dalla crudeltà, rapina aggravata, occultamento di cadavere e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. 

omicidio polizia squadra mobile procura colonna-2LA PREMEDITAZIONE - Fase per fase, Antonio Colonna ripercorre la giornata di giovedì scorso, iniziando dal primo pomeriggio quando - secondo la ricostruzione operata dagli investigatori - i due piacentini partono in treno alla volta di Milano. E lo avrebbero fatto già con la precisa intenzione di uccidere l’amico professore e di far sparire il corpo tagliandolo a pezzi. «Lo dimostra il fatto che se voglio semplicemente uccidere qualcuno non mi porto tutto l’armamentario di coltelli, seghetti, fascette per immobilizzare e altro che abbiamo trovato nelle loro valigie». Un altro importante elemento che dimostrerebbe la premeditazione del delitto è il fatto che i due telefoni cellulari di Grassi e Civardi erano stati lasciati accesi all’interno dell’auto del Fiorenzuolano posteggiata per tutto il giorno vicino alla Galleana: «In questo modo - dice il pubblico ministero - i due hanno tentato di costruirsi un alibi, ben sapendo che gli eventuali tabulati telefonici avrebbero confermato la loro dichiarazione iniziale di aver trascorso la giornata al parco della Galleana». 

IL DELITTO - Arrivano intorno alle 15 nell’appartamento al quarto piano di via Settembrini a Milano. Spiega Colonna: «Una prima relazione del medico legale afferma che Manesco è stato raggiunto da diverse coltellate al petto, ma forse prima hanno tentato di strozzarlo. Poi c’è stato lo smembramento, con una profusione di sangue sicuramente importante in tutto l'appartamento. Un’azione tesa da un lato a non permettere l’eventuale riconoscimento della vittima attraverso la decapitazione e l’abrasione dei polpastrelli per cancellare le impronte digitali». E ancora: «La vittima è stata anche eviscerata. Questo avrebbe permesso di rallentare il processo di putrefazione del cadavere (la decomposizione di una salma infatti inizia proprio dagli intestini, ndr) e quindi avrebbe ritardato sicuramente di molti giorni l’eventuale ritrovamento, e quindi anche le indagini».

polizia procura-2UCCISO E SMEMBRATO - Gli investigatori non escludono che il 77enne, prima di essere ucciso, sia stato stordito con dei tranquillanti, visto che nel cassonetto di via Nasalli Rocca - dove i due piacentini sono stati sorpresi quella notte a sbarazzarsi degli abiti sporchi di sangue - è stata trovata una scatola di farmaci tranquillanti. A questo punto i due indagati iniziano a ripulire la casa di Manesco. Un lavoro che, dice Colonna, viene fatto molto bene. Secondo il medico legale, per effettuare uno smembramento come quello che è stato fatto (decapitazione, eviscerazione) servono dalle due alle tre ore di lavoro.

Il corpo mutilato della vittima viene poi rinchiuso in una prima valigia, mentre in una seconda vengono messi dei sacchetti contenenti le viscere e altri resti. Poi c’è una terza borsa, quella che contiene l’attrezzatura utilizzata per la mattanza. Una vicina di casa intorno alle 22 nota i due piacentini su e giù per le scale del palazzo di via Settembrini con delle borse voluminose. A questo punto i due piacentini si sarebbero quindi allontanati a bordo di un taxi che li avrebbe portati fino alla stazione di Lodi, ma la procura afferma che di questo viaggio al momento non vi è alcun riscontro con le compagnie di Radio Taxi milanesi.

LA FUGA VERSO PIACENZA - In stazione a Lodi la coppia viene ripresa nella sala d’aspetto verso le 22,30: dalle immagini delle telecamere si vede che hanno tre borse, mentre successivamente la polizia ne ritroverà soltanto due. Poi il viaggio in treno da Lodi a Piacenza, dove Civardi e Grassi dovrebbero arrivare introno a mezzanotte. Da qui fino all’una e trenta, quando una residente di via Nasalli Rocca li nota dalla finestra mentre si spogliano vicino al cassonetto e chiama il 113, non si sa ancora cosa sia successo.

MOVENTE - «Il movente del delitto? Probabilmente - dice Colonna - per denaro: volevano sostituirsi a Manesco facendo credere che se ne era andato, come spesso faceva per lunghi periodi, in Thailandia. Avevano creato una cassetta postale a suo nome nell’abitazione al Capitolo, ed erano già riusciti a farsi rilasciare una carta di credito a nome della vittima. Al momento non è ancora chiaro come i tre si siano conosciuti: questo sarà oggetto delle prossime indagini.  La presenza di una terza persona? Allo stato dei fatti è pura fantasia».

VIDEO - GRASSI E CIVARDI IN STAZIONE A LODI CON IL TROLLEY DOPO IL DELITTO
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Infine il pubblico ministero ha rimarcato l’importanza fondamentale che ha avuto la segnalazione al 113 da parte di una residente: «Se quella donna non avesse chiamato la polizia notando qualcosa di strano, seppure minimo, dimostrando senso civico in un contesto di indifferenza, chissà se e quando avremmo scoperto qualcosa».

Le indagini da oggi proseguiranno coordinate dalla procura della Repubblica di Milano, alla quale il giudice per le indagini preliminari di Piacenza, Elena Stoppini, ha trasmesso tutti gli atti dopo la convalida del fermo dei due indagati e la disposizione della custodia cautelare in carcere.

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