«Elisoccorso notturno a Piacenza, meglio tardi che mai»

L'elicottero utilizzato alla base di Niguarda a Milano negli anni Ottanta

Due notizie nelle ultime ore, drammaticamente collegate e che colpiscono con motivazioni diverse: la nostra regione che comunica l’attivazione dei voli notturni degli elicotteri di soccorso e il pauroso incidente avvenuto a Campo Felice (AQ) dove 6 persone hanno perso la vita nell’incidente che ha visto precipitare un elicottero del 118 abruzzese.

Immediatamente, appena avuta la prima notizia dello schianto sulle nevi, la memoria è andata all’incidente del Charlie Alpha, l’elicottero con base a Parma che nella mattinata del 18 agosto del 1990 impattò contro il monte Ventasso provocando la morte anche di un medico ed un infermiere piacentini.

Ricordo molto bene l’angoscia che ci prese subito quando, in centrale operativa a Piacenza, ci rendemmo conto che la comunicazione radio con l’equipaggio in volo era interrotta e - nonostante capitasse spesso di non ottenere risposta visto che il canale radio era condiviso con alcuni camionisti bresciani che lo tenevano impegnato per molto tempo - una sorda e cupa sensazione si impadronì di tutti noi.

Passeggiavamo in silenzio come degli automi… continuavamo ad avvicinarci alla radio sperando in un cenno… passava il tempo con secondi pesanti tonnellate e cominciammo ad abbracciarci, senza un motivo logico…

CHARLIE ALPHA-2

Ed era lì con noi anche l’allora Capo di Gabinetto della Questura, Michele Rosato (ora Presidente della Croce Bianca) che era venuto a ritirare uno dei primi cercapersone digitali per gestire la reperibilità dei funzionari e intuì subito anche lui che qualcosa di drammatico era accaduto. Su quell’elicottero non c’erano dei semplici operatori del soccorso ma alcuni degli amici con i quali stavamo condividendo l’avvio pioneristico di quella straordinaria avventura. Non fu facile affrontare un lutto collettivo che sembrava voler fissare uno stop per il nostro sogno.

Si perché il progetto dell’Elisoccorso era partito non per volontà delle istituzioni (ancora molto lontane dai concetti dell’emergenza fuori dagli ospedali) ma da un ristretto gruppo di “sognatori” di cui sono onorato di aver fatto parte, tutti volontari capitanati dallo scomparso Giorgio Nannini,  che intuirono la potenzialità del vettore aereo per innalzare in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti; troppe volte avevamo dovuto arrenderci per non essere arrivati in tempo con le ambulanze terrestri e senza personale ed attrezzature adeguate.

E così nell’estate del 1985 presso la Darsena Nuova di Viareggio prendeva avvio in modo organico il servizio di soccorso con elicotteri che oggi è una realtà consolidata anche in Italia, dopo che ci impegnammo a studiare dal vivo le esperienze inglesi, francesi, svizzere ed austriache. Forse eravamo anche un poco incoscienti visto che non avevamo nulla alle spalle che ci coprisse, nessun avvallo istituzionale e nessun finanziamento che garantisse il funzionamento futuro. Ma avevamo le competenze e l’entusiasmo che riescono a far vincere ogni sfida e ciò che è divenuto poi con gli anni l’Elisoccorso lo dimostra pienamente.

Da quella sperimentazione nacque subito la base di Niguarda a Milano (la foto ritrae l’elicottero utilizzato), poi Ravenna e via di seguito.

Ne parlo su queste pagine perché è un orgoglio che ha un deciso sapore piacentino, non solo e non tanto perché, da piacentino, sono stato uno dei progettisti e degli attuatori di Elimedica ma anche per alcuni spunti di cronaca che portano i colori della nostra provincia.

Eravamo proprio agli albori del progetto e per convincere le istituzioni locali della validità dell’idea organizzai un ‘tour’ di sensibilizzazione che partì proprio dalla nostra montagna. Grazie alla disponibilità di un benefattore potei affittare un elicottero non ancora sanitario ed atterrammo come prima tappa nella piazza di Morfasso, insieme al prof. Zuccoli, primario di una delle Rianimazioni di Parma. Incontrammo i sindaci dei comuni montani limitrofi per far loro vedere da vicino cosa si sarebbe potuto fare. Da lì altra tappa nella vicina Bore e così gettammo le basi per il nostro ambizioso progetto.

Altra tappa storica di piacentinità quando nel 1991, in occasione del gran premio di Motonautica del 1°maggio organizzato dalla MAP, facemmo arrivare un elicottero sempre civile che, nelle ore notturne, attrezzammo proprio come centro mobile di rianimazione a supporto di eventuali incidenti di gara.

Venendo, infine, all’annuncio delle ultime ore circa la prossima disponibilità di voli notturni con possibilità di atterrare sia a Piacenza che a Bobbio, è utile ricordare che proprio alla fine degli anni ’80 con l’indimenticabile amico Maurizio Saltarelli (promotore ed animatore del 118 a Piacenza) andavamo al campo sportivo di Via Stradella a Piacenza per sperimentare un sistema di guida luminosa della Panerai destinato proprio a realizzare un sentiero di avvicinamento luminoso per l’elisoccorso (e parliamo di oltre 15 anni fa ….).

Tra l’altro portammo avanti una battaglia perché fosse realizzata una elisuperficie nel nuovo ospedale cittadino ma la scelta di realizzarlo all’interno delle mura ne pregiudicò la fattibilità. Lo suggerii poi anche per gli ospedali di Castel S. Giovanni e Fiorenzuola ma non vi fu mai attenzione per queste problematiche, costringendo così a continui trasbordi ambulanza-elicottero.

Certamente meritevole l’iniziativa di questi giorni della nostra Regione ma, per completezza informativa, occorre ricordare che da anni in altre regioni è attivato il volo notturno per gli elicotteri di soccorso.

A Como si iniziò addirittura nel 2008 con 7 basi abilitate. Cuneo lo gestisce dal 2013 e nell’anno successivo tutto il Piemonte metteva a disposizione parecchi campi sportivi idonei per atterraggio e decollo notturni, a seguito delle prime procedure di PBN (Performance Based Navigation) rilasciate da ENAV al 118 piemontese per il collegamento di elisuperfici, alle quali i pazienti affluiscono con le ambulanze terrestri.

A luglio del 2015 partiva la base di Bergamo con 8 impianti illuminati utilizzabili nella sua provincia, con le luci accese direttamente dalla centrale operativa provinciale; seguita poi anche dalla base di Brescia.

Lo scorso anno la regione Lombardia ha individuato ben 52 siti “HEMS” utilizzabili nelle ore notturne e da agosto a Como sono utilizzati dai piloti particolari oculari in grado di poter vedere anche al buio (i Night Vision Googles che siamo abituati a vedere indossati dai militari).

Sempre per completezza di informazione occorre sottolineare che per poter volare di notte è necessaria l’abilitazione sia del mezzo che del pilota (a cui compete comunque sempre la scelta se e come effettuare la missione) e che debbono essere presenti le procedure necessarie.

Purtroppo il nostro Paese ha un grande ritardo sui voli notturni rispetto ad altre realtà, sia perché non vi è per esempio una grande cultura per la segnalazione degli ostacoli terresti al volo (con adeguata illuminazione), sia per una resistenza regolamentare che spesso non sembra giustificata. L’ex Capo della Protezione Civile Bertolaso ha alzato la voce più di una volta negli anni scorsi per ottenere una regolamentazione simile a quella di altri Paesi che consentisse di innalzare significativamente la percentuale di sopravvivenza per i pazienti critici.

Per i limiti intrinsechi delle modalità di volo a vista, per ora quello notturno è possibile per raggiungere, appunto, luoghi che sono individuati preventivamente, potendo quindi seguire corridoi di volo conosciuti, senza il rischio di impattare su ostacoli di cui non si abbia notizia.

Quindi... meglio tardi che mai.
(Anche se alcune zone della nostra montagna ancora oggi devono ancora aspettare anche più di un’ora per avere in loco un servizio medicalizzato, nonostante le norme prevedano ben altro ….)
 

gianfrancesco tiramani-2Gian Francesco Tiramani
Rescue Planner

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