«I nostri cinque anni senza lavoro, stipendio e pensione»

Cinque anni fa la riforma delle pensioni realizzata dal ministro Fornero sconvolse la vita di migliaia di famiglie. Tra loro anche una trentina di "esodati" piacentini che ancora combattono per entrare a far parte dell'ottava (e probabilmente ultima) salvaguardia

Cinque anni fa le lacrime della Fornero e una nuova interpretazione del vocabolo “Esodati” entrarono prepotentemente nelle case degli italiani. Il problema degli esodati - quei lavoratori che avevano stabilito di allontanarsi dal proprio lavoro in anticipo (dopo un accordo con i datori di lavoro) e si videro improvvisamente alzare l’età per andare in pensione – sconvolse la vita di migliaia di famiglie. Un gran numero di lavoratori si sono trovati così per cinque anni senza stipendio, senza assegno di pensione e anche senza ammortizzatori sociali, in seguito alla riforma voluta dall’allora ministro del governo Monti Elsa Fornero. Undici miliardi e 600 milioni è invece la cifra necessaria, promessa e stanziata dallo Stato e mai impiegata interamente, per coprire la falla. «Stiamo aspettando l’ottava salvaguardia, siamo in attesa di vedere cosa sarà del nostro futuro».  Angelo Croci è il portavoce del gruppo di esodati piacentini. Anche lui aspetta l’ottava manovra, inserita in questa Legge di Stabilità, per fronteggiare il problema. Sono infatti passati cinque anni esatti dalla riforma pensionistica Fornero, una novità che ha sconvolto la vita di migliaia di italiani.  «L’ottava salvaguardia l’aspettavamo già a settembre – informa Croci - invece verrà inserita nella Finanziaria. Attendiamo ed esortiamo chi di dovere a esaurire tutte le risorse disponibili per far rientrare tutte le persone escluse nel provvedimento».Elsa Fornero-2

Croci, oggi 60enne, ex dipendente di una multinazionale nel settore delle telecomunicazioni, come tanti altri piacentini, si è visto cambiare l’esistenza da un giorno all’altro. «Ho versato 40 anni di contributi e se non vengo inserito nell’ottava mi troverò senza niente fino al 2023. Avevo infatti sottoscritto un accordo di fuoriuscita dal mondo del lavoro prima del 2011, con la prospettiva di andare in pensione. In dieci giorni la Fornero ha fatto una riforma che ci ha stravolto tutto». Ancora oggi non sappiamo i reali numeri del problema esodati: l’Inps fatica a risalire ai dati reali, le stime parlano di 7-8mila tuttora a spasso nel Paese. «Fortunatamente – afferma Croci - i media ci hanno dato spazio qua a Piacenza come in tutta Italia il problema è emerso. Grazie a giornali e televisioni siamo anche riusciti a conoscerci a livello locale e a organizzare un gruppo di esodati piacentini, per lottare insieme e informarci. Siamo una trentina di persone che si sono organizzate tra loro per venirne a capo». Per gli esodati non ancora aggregati al gruppo c'è la possibilità di mettersi in contatto alla mail esodatipiacenza@libero.it e al numero di telefono 333/4580451.

«Le prime salvaguardie – continua il portavoce piacentino - presentavano paletti molto stringenti. Il ministro del lavoro Poletti in questi ultimi tempi ci ha detto “basta parlare di esodati”, ma siamo ancora in tanti rimasti fuori. A novembre in commissione lavoro alla Camera con Cesare Damiano abbiamo inoltre capito che non ci sarà la nona salvaguardia. Non so proprio che soluzioni ci saranno per gli esclusi. Tra noi piacentini probabilmente sono sei le persone che non potranno beneficiare dell’ottava. Per loro il futuro è incerto».

Uomini e donne né in pensione né al lavoro. «Per me la riforma è stata un crollo – spiega il portavoce -, anche fisico perchè ho dovuto subire due angioplastiche, meno male che mia moglie lavora ancora e la sopravvivenza è stata garantita. Ci sono tra noi uomini e donne che hanno vissuto casi molto difficili. Due persone, attualmente scoperte dalle salvaguardie, presentano situazioni preoccupanti: stiamo parlando di un lavoratore che vive con la pensione minima dei genitori e un altro con due figli a carico che sta mettendo mano a tutti i risparmi. Un'altra persona che abita in città ha già finito i risparmi di una vita e non sa se potrà entrare nell’ottava salvaguardia».

Cosa ricorda di quei giorni, a partire dalle lacrime del ministro Fornero in televisione? «Quando fece quell’annuncio in lacrime, noi non ci rendemmo conto del dramma. Non sapevamo minimamente a cosa saremmo andati incontro. L’errore fu talmente grande che la Fornero fu costretta ad ammettere quasi subito lo sbaglio. A gennaio eravamo disperati: l’amara verità sul nostro futuro si era svelata». A distanza di cinque anni, anche per chi ha risolto la questione, rimane il disagio di un’esperienza che nessuno avrebbe voluto vivere. «Senza contare – conclude Croci - lo stress e la tensione provata. Oltre ai danni economici ci sono stati danni psicofisici che questa vicenda ci ha lasciato. Da allora non proviamo inolte più alcuna fiducia nei confronti dello Stato e di chi si occupa della cosa pubblica».

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