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Cronaca

Espulsi dalla Comunità Islamica: «Stanno violando la Costituzione»

L'assemblea dei soci della Comunità Islamica di via Caorsana ha deciso: sei persone che fanno parte del gruppo dei dissidenti sono formalmente espulsi e non potranno più entrare al centro. Attimi di tensione il 3 febbraio, giorno della preghiera: «Non facendoci entrare ci stanno togliendo un diritto garantito anche dalla Costituzione»

Non c'è pace per il Centro Islamico di via Caorsana. Da una parte i "dissidenti", dall'altra la dirigenza dell'associazione di promozione culturale islamica che lì ha sede. E' di pochi giorni fa la notizia che la Comunità ha deciso di espellere definitivamente da tutte le attività, organizzate al proprio interno, sei persone che fanno parte del gruppo che nei mesi passati è salito alla ribalta delle cronache per essere in totale disaccordo con la gestione del centro. Liti, denunce, diffide, incontri in prefettura erano all'ordine del giorno per cercare di ricucire uno strappo che a questo punto pare non più risanabile. 

L'assemblea, convocata ad hoc, a grande maggioranza ha votato a favore della delibera che stabilisce l'espulsione completa dei sei, ormai ex soci, dalla vita del centro. Non solo: l'assemblea ha anche deciso per l'introduzione di una tessera obbligatoria che testimoni la reale iscrizione alla Comunità. Dall'ultimo incontro in Prefettura tra le parti, i sei dissidenti fino ad oggi avevano frequentato i locali di via Caorsana per pregare. E anche nella giornata del 3 febbraio si erano presentati per prendere parte alla preghiera del venerdì, ma sono stati bloccati all'ingresso: era già entrato in vigore quanto stabilito dall'assemblea. Volevano entrare come negli ultimi due mesi: la scoperta ha generato qualche momento di tensione: «Vogliamo solo pregare come ci impone la nostra religione. Siamo tutti uguali, ci stanno vietando di esercitare un diritto che anche la Costituzione italiana sancisce. Si vada a controllare se le persone che ogni giorno entrano ed escono dai locali hanno effettivamente la tessera», dicono. Ben diversa l'opinione e la linea che hanno deciso di tenere i vertici dell'associazione: senza tessera non si entra e se l'assemblea decide che ci sono persone non gradite, queste non entrano. Senza appello. I poliziotti della Digos hanno riportato la calma in pochi minuti. 

Le ruggini tra le due parti sono nate ormai un anno fa, quando il gruppo dei dissidenti aveva presentato un esposto in procura nel marzo del 2016 sulla gestione economica del centro, a detta loro "non trasparente". Appropriazione indebita aggravata in concorso: è con questa ipotesi di accusa che la Procura aveva quindi iscritto nel registro degli indagati quattro membri della Comunità Islamica in seguito alle querele presentate, si tratta di un atto dovuto.  All'esposto sarebbero stati allegati tutti i documenti, presentati dal gruppo, «che proverebbero come cospicui fondi provenienti dal Qatar dal 2010 al 2014 siano poi stati girati, almeno in parte, e con bonifici senza causale, ad altri centri».

Questa tensione nasce anche per la mancata intesa tra le comunità islamiche e lo Stato italiano, e quando c'è un vuoto normativo - ormai è noto - ci si arrangia come si può. Di fatto nei locali delle tantissime associazioni islamiche costituite in Italia si prega, perciò sono luoghi di culto, cioè moschee, ma all'interno vengono organizzate anche una serie di attività: corsi di arabo, lavaggio dei defunti, conferenze, attività culturali e via dicendo, praticamente come negli oratori. Qualora se si seguisse la linea del luogo di culto, i fedeli potrebbero accedervi senza problemi. Se invece vengono ritenute "associazioni", i vertici di queste possono decidere chi può entrare e chi no. Quest'ultima è la linea seguita in via Caorsana: per partecipare alle attività e frequentare occorre avere la tessera o essere introdotti da qualcuno. E l'assemblea ha così deciso: i sei non possono più entrare. 

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