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La polizia penitenziaria davanti all'aula a Piacenza Expo

La polizia penitenziaria davanti all'aula a Piacenza Expo

Estorsione di Montella al concessionario: «Lì si truffavano le persone»

Processo Levante. Proseguono a Piacenza Expo le udienze per i carabinieri che hanno scelto il rito abbreviato

Processo Levante. Proseguono le udienze per i carabinieri che hanno scelto il rito abbreviato. Nella giornata dell'8 febbraio sono stati quattro testimoni che hanno parlato in aula davanti al giudice Fiammetta Modica e al pm Matteo Centini e che riguardano gli abbreviati condizionati per il maresciallo Marco Orlando (difeso dall'avvocato Antonio Nicoli) e per l'appuntato Giuseppe Montella (difeso dagli avvocati Emanuele Solari e Giuseppe Dametti).  Presenti in aula con i propri legali il carabiniere Daniele Spagnolo (avvocati Francesca Beoni e Aldo Truncè), Giuseppe Montella e Marco Orlando. Con loro anche le parti civili con i rispettivi legali così come i legali degli altri militari imputati. Gli altri carabinieri che hanno scelto il rito alternativo sono Giacomo Falanga e Salvatore Cappellano e Daniele Spagnolo. Solo Angelo Esposito ha scelto il dibattimento). 

Nell'udienza dell'8 febbraio si è approfondito l'episodio che vedrebbe Giuseppe Montella compiere un'estorsione in un concessionario del Trevigiano nei primi giorni di febbraio 2020. Nell'ordinanza il gip Luca Milani scriveva: «Montella palesava di avere organizzato una spedizione punitiva nei confronti di alcuni uomini che a suo dire avrebbero tentato di truffarlo, conclusasi con il pestaggio degli stessi, cui aveva partecipato anche Simone Giardino». Montella doveva acquistare un'Audi A4 190 cavalli e viene accusato di aver spaventato i titolari per averla da un prezzo irrisorio (10mila euro) e di averli minacciati e picchiati. Dopo il pestaggio avrebbe preso l'auto per portarla a casa dei Giardino in attesa del passaggio di proprietà. Nella telefonata tra l'appuntato e Daniele Giardino, Montella dice: «Sono entrato attrezzato (facendo intendere di avere forse un'arma, si legge nell'ordinanza)... Uno si è pisciato addosso...tutto gliel'ho sfasciato!! ...e poi ho sentito Simone "ba , ba" ...fa Simone vicino a lui "basta, lascialo stare che quello ti fa male!" ...ed io gli ho detto "io adesso non ti dico niente, vedi tu quello che devi fare!" ...sai cosa ha fatto? ...metti ...ha fatto vicino all'altro "metti le targhe sulla macchina ...la targa di prova e portala a Piacenza!" e ce la siamo portati a Piacenza e l'abbiamo lasciata da tuo papà!!». In un'altra telefonata tra Simone e Daniele Giardino riguardo quell'episodio dicono: «hai presente Gomorra? E' stato uguale». 

La difesa di Montella ha quindi indicato come teste il colonnello Stefano Commentucci, comandante provinciale della guardia di finanza di Pordenone che ha spiegato la maxi indagine Car Lifting delle fiamme gialle relativa al commercio online di auto di lusso che nel 2019 aveva portato a cinque provvedimenti di custodia cautelare. Gli autoveicoli commercializzati dagli autosaloni coinvolti  risultavano spesso subire una riduzione del chilometraggio (dal 50% al 70% di quello reale) agendo sul software e sulle centraline elettroniche dei mezzi; le manomissioni avvenivano in due autofficine, a Padova e nella provincia di Treviso, utilizzate all'associazione criminale. Non di rado, incassati gli anticipi e, talvolta, l'intero corrispettivo (anche per 30/40 mila euro) e non veniva consegnata l'auto. Spesso, poi, venivano avviate plurime trattative per la cessione del medesimo autoveicolo a più acquirenti. Sono più di mille le persone truffate in tutta Italia, tra i quali potrebbe esserci stato anche Montella. Pertanto l'appuntato, avendo capito forse di essere stato raggirato dagli uomini del concessionario che sono finiti nell'operazione delle fiamme gialle, si sarebbe fatto giustizia da solo, secondo l'ipotesi difensiva, e che quindi non si potrebbe più parlare di estorsione ma di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Dopo Commentucci è stato anche ascoltato il vecchio proprietario dell'auto che voleva Montella. 

Per quanto riguarda invece il rito abbreviato condizionato per l'ex comandante della stazione di Piacenza Levante, Marco Orlando, ha parlato l'attuale comandante di compagnia, il capitano Giancarmine Carusone. L'ufficiale, chiamato come teste della difesa di Orlando,  ha descritto come avviene e chi deve procedere circa la segnalazione alla prefettura di un assuntore di droga. Ha spiegato la procedura da seguire, ossia l'atto amministrativo viene redatto da chi procede (i vari reparti), solo dopo la Compagnia crea un'informativa  e la manda alla stessa prefettura ma i due procedimenti sono divisi e a se stanti e con due funzioni differenti. Le mancate segnalazioni contestate dall'accusa concretizzano l'abuso d'ufficio. Questo modus operandi permetteva ai militari di avere così molti informatori che a loro volta gli facevano arrestare pusher. 

Gli avvocati del carabiniere Spagnolo, Beoni e Truncé hanno precisato che il loro assistito «non era in servizio alla Levante ma alla stazione di Piacenza Principale e che veniva inviato in via Caccialupo su disposizione giornaliera dell'allora comandante di Compagnia. Spagnolo non aveva le credenziali per accedere ai gestionali informatici della Levante ma solo a quelli del reparto di appartenenza perché non aveva le password, non poteva pertanto compiere nessun atto relativo all'attività della caserma (per esempio la segnalazione degli assuntori di droga o altro inerente allo spaccio) alla quale era solo prestato al bisogno e non aggregato ufficialmente. Toccava al comandante di stazione fare gli atti di segnalazione degli assuntori, a prescindere dal fatto che poi la compagnia ne facesse una a sé». 

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