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Expo, un successo di pubblico ed eventi solo milanese

«Due mesi in sordina poi il grande rilancio estivo, ma circoscritto alla sola Milano. Flussi turistici assenti nei territori fuori Expo. la Carta di Milano non ha toccato i temi caldi»

Expo Milano 2015 è stato un successo di pubblico, di eventi, di attrazioni, di movida, di spettacoli, di folclore, di luna park, di curiosità. Un successo sicuramente dovuto anche da chi ha guidato tutto il sistema. Un plauso a Giuseppe Sala che ha saputo prendere le decisioni che ci volevano per far quadrare il cerchio, per guidare la barca in mezzi a tanti scettici, cassandre e altro.

Noi rimaniamo della nostra opinione da sempre: abbiamo perso due-tre anni non tanto per gli appalti e costruzioni, quanto per definire una strategia globale Paese-Tema che diventasse un simbolo indelebile del core business, del vero asset economico quale è agricoltura, alimentazione, nutrizione ma collegati a cultura, storia, civiltà e a benessere, sanità, tracciabilità, salubrità, dieta.  Abbiamo dimenticato di fare comunicazione, pubblicità , promocommercializzazione turistica all’estero e in modo mirato, anticipato e continuo, privilegiando media e canali interni-nazionali e soliti, puntando sulla visibilità dei politici delegati, sulla autoreferenzialità e sostegno solo di chi ha speso-investito in padiglioni sull’area dimenticandosi che Expo Milano era anche Expo Italia.

Da qui la totale assenza di flussi turistici, ma anche solo di visitatori, da Expo verso i territori produttivi agroalimentari che avrebbero potuto far rimarcare certe peculiarità nutrizionali, dietetiche, abbinamento cibo, consumo, valore aggiunto.  I convegni dentro-Expo non hanno visto presenze di consumatori finali e di non addetti ai lavori, non abbiamo visto consumatori, tutti più impegnati agli assaggi, ai ristoranti, ai bar, ai toast, alle birrerie. Fuori-Expo non ci sono stati convegni di nota, assolutamente i primi 2 mesi abbondanti non hanno fatto segnare nulla di eclatante, il periodo estivo che doveva segnare il passo, invece è diventato il tempo del rilancio mediatico e di flussi; tutto si è concentrato in settembre ottobre, compreso le musiche, gli studenti delle scuole, i pensionati.

Eppure nessuno ha parlato di Dop, Doc, Docg, Igp, Stg , de.co. cioè delle sigle che da decenni l’Italia sta considerando il fiore all’occhiello della propria alimentazione e produzione agroalimentare da esportare nel mondo. La Carta di Milano è un grande dettato di sogni, ma senza offendere nessuno, senza scalfire lo status quo nelle sulle reali e profonde malformazioni, malgestioni, senza toccare i temi caldi del prezzo delle materie prime alimentari, del rapporto produzione consumo terra, degli ogm, dello spreco, del pericolo dei cambiamenti climatici su certi cibi. Speriamo che qualche lungimirante Sindaco o Governatore di regione decida di offrire una eredità diversa di Expo.   

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