False compensazioni delle imposte e contributi non pagati ai lavoratori: arrestati tre imprenditori

Ennesima operazione della guardia di finanza. In manette i legali rappresentanti di aziende che si occupavano di edilizia industriale. Constatati oltre 14 milioni d’imponibile sottratto a tassazione e disposto il sequestro di quasi 5 milioni di euro

Da sinistra il luogotenente Stefano Addabbo, il sostituto procuratore Antonio Colonna, il colonnello comandante provinciale delle fiamme gialle Daniele Sanapo e il luogotenente Giacomo Forteleoni

Lotta all’evasione: arrestati 3 imprenditori per false compensazioni d’imposta per oltre 1 milione di euro. Constatati oltre 14 milioni d’imponibile sottratto a tassazione e disposto il sequestro di quasi 5 milioni di euro. Ennesima operazione della guardia di finanza piacentina, nello specifico in questo caso eseguita dalla tenenza di Castelsangiovanni guidata dal luogotenente Stefano Addabbo, il quale, insieme al comandante provinciale Daniele Sanapo e al sostituto procuratore che ha coordinato le indagini, Antonio Colonna, ha spiegato quanto scoperto. Le indagini sono iniziate nel 2016 per terminare con l'esecuzione di tre misure di custodia cautelare (emesse dal gip Luca Milani) nei confronti di Mario Impalà , Salvatore Dacquino e Vladimir Pavlovic. Quest'ultimo è stato bloccato nel Bresciano all'interno di un banca dove stava per svuotare il proprio conto corrente, poi messo sotto sequestro. I tre erano legali rappresentanti della Diesse Tec e Top System a Calendasco, si tratta di aziende con circa 50 dipendenti in tutto e che si occupavano di edilizia industriale. A rimanere fregati dall'imponente frode anche i lavoratori: a nessuno di questi per quattro anni, (dal 2014 al 2018) sono stati versati i contributi.  «Siamo davanti ad un'indagine accurata che dimostra quanta forza, professionalità e intuito abbiano avuto i militari che non si sono fermati all'apparenza», ha commentato Colonna. Disposto il sequestro preventivo, per equivalente, frutto dell’illecita attività, di oltre 4 milioni e 700 mila euro riguardante disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e beni mobili degli indagati.

I tre sono accusati di frode fiscale perpetrata attraverso l’utilizzo di false compensazioni delle imposte, omesse e infedeli dichiarazioni fiscali e occultamento di scritture contabili. Il modus operandi utilizzato prevedeva il sistematico ricorso all’istituto della compensazione di crediti d’imposta inesistenti, poiché mai conseguiti, e peraltro non risultanti dalle dichiarazioni annuali, fraudolentemente utilizzati per sottrarsi al versamento dei contributi sociali e previdenziali operate sulle retribuzioni di circa 50 dipendenti. A conclusione dell’attività investigativa sono stati contestati 14 milioni e 477 mila euro d’imponibile sottratto a tassazione, ritenute non operate e non versate per oltre 523 mila euro, crediti d’imposta indebitamente fruiti per oltre 1 milione di euro ed evasa un’imposta sul valore aggiunto per 1 milione e 741 mila euro.  L’operazione conclusa evidenzia la particolare attenzione posta, dalle fiamme gialle, al contrasto di ogni forma di evasione fiscale a garanzia di valori, quali uguaglianza ed equità fiscale, contribuendo in tal modo all’effettivo recupero di risorse sottratte al bilancio nazionale, e sancisce la posizione della guardia di finanza quale unico organo di polizia giudiziaria con competenze specialistiche in campo tributario, in grado di contrastare qualsiasi illecito economico-finanziario grazie alla capacità di analisi di flussi finanziari e contabili e alla possibilità di applicazione delle norme del codice di procedura penale.

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