Ferì gli agenti con una lametta, detenuto condannato

Per un tunisino pena di 10 mesi. Assolto dal reato di minacce. Prima si era ferito da solo, poi, portato in infermeria, aveva aggredito gli agenti, estraendo dalla bocca una delle sette lamette che aveva nascoste in corpo. Due poliziotti della penitenziaria rimasero feriti

E’ stato condannato a 10 mesi per aver ferito alcuni agenti della polizia penitenziaria con una lametta.  Si è concluso il 24 settembre, il processo nei confronti di Montassar Ayari, un tunisino di 35 anni, accusato di resistenza, lesioni e porto di oggetti atti a offendere. L’uomo è stato, però, assolto dal giudice Gianandrea Bussi dal reato di minacce. Il pm Monica Bubba aveva chiesto la condanna a 9 mesi, mentre il suo avvocato, Corrado Prandi, l’assoluzione. Al processo hanno testimoniato l’ispettore e i tre assistenti della penitenziaria che l’8 novembre del 2015 avevano accompagnato il tunisino in infermeria. Un ricovero reso necessario dalle ferite che l’uomo si era procurato da solo con una lametta: una forma di protesta perché voleva essere trasferito dal carcere di Piacenza. Il tunisino non voleva uscire dalla cella e allora gli agenti avevano chiesto aiuto a un suo connazionale che lo aveva convinto. Al termine delle medicazioni in infermeria, Ayari si è era scagliato contro gli agenti, insultandoli, con una lametta che aveva nascosto in una mano (un’altra spuntò in seguito dopo essere stata occultata in bocca). In totale gli agenti gli trovarono addosso sette lamette. L’uomo chiedeva altri farmaci dopo essere stato suturato, ma il personale medico aveva detto che era sufficiente l’assistenza che gli era stata prestata. Da qui l’aggressione. Due agenti vennero feriti a una mano e alla schiena. Il detenuto venne immobilizzato e si decise di trasferirlo in un reparto dove era prevista l’osservazione. Appena giunto vicino alla cella, il tunisino si divincolò e nacque una nuova colluttazione con gli agenti. Anche in questo caso spuntarono altre lamette. Nello scontro, l’ispettore cadde a terra riportando traumi giudicati guaribili in 30 giorni. Diversa la versione del detenuto (oggi è Bologna e ha diversi precedenti legati allo spaccio) il quale ha detto di essere stato lui l’aggredito e che a testimoniarlo c’era anche un telecamera in infermeria. Il difensore, Prandi, ha chiesto di ascoltare il sanitario che aveva assistito alla scena. Poi, sulla base delle versioni contrastanti, l’avvocato ha chiesto l’assoluzione.

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