Figlie di Gesù Buon Pastore, si apre la strada per la beatificazione di Giulia Colbert

Sono state riconosciute le virtù eroiche di Giulia Colbert: si apre la strada al processo di beatificazione. Domenica 17 gennaio in San Sisto si terrà una messa di ringraziamento della comunità delle Figlie di Gesù Buon Pastore

Giulia Colbert - foto Oreste Grana

Papa Francesco ha promulgato il decreto che riconosce che la Serva di Dio Giulia Colbert Falletti di Barolo (1789-1864), «Ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse». Per lei ora proclamata venerabile si apre la strada verso la beatificazione. La Colbert è la fondatrice della comunità Figlie di Gesù Buon Pastore, la cui casa madre è a Torino, mentre quella generalizia è a Piacenza, in via Mazzini 81.   

Domenica 17 gennaio 2016 alle 11 presso la chiesa abaziale di San Sisto, sarà celebrata una messa di ringraziamento pe il "dono del Decreto" presieduta da Don Mimmo Maghenzani, sacerdote piacentino di San Polo, impegnato nel centro voluto da Chiara Lubich a Loppiano (Firenze), il villaggio del Movimento dei Focolari.

La Serva di Dio Giulia Colbert nacque il 26 giugno 1786, da una famiglia aristocratica e profondamente cristiana, nel castello di Maulévrier in Vandea (Francia). Sposata con il Marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo, i coniugi nel 1806 si erano trasferiti a Torino dove vennero a contatto con la società piemontese, afflitta da una diffusa povertà materiale e morale. Di fronte alla sofferenza di tante persone concordarono subito nel condividere i loro beni con i più bisognosi. Giulia, non avendo figli e dotata di una profonda sensibilità sociale, coadiuvata dal marito, incominciò a promuovere miglioramenti per i carcerati, per i poveri, gli infermi e le ragazze madri. Dopo la morte del marito, avvenuta il 4 settembre 1838, affranta dal dolore, non si arrese e continuò a sostenere le opere avviate e ne finanziò di nuove in una continua realizzazione di iniziative di misericordia spirituale e corporale. Colpita ripetutamente dalla malattia, il 19 gennaio 1864, dopo aver ricevuto tutti i conforti religiosi, morì santamente a Torino.

Già da viva, ma ancor più dopo la morte, godette una chiara fama di santità, in forza della quale dal 21 gennaio 1991 al 4 luglio 1994 presso la Curia arcivescovile di Torino, si svolse l'Inchiesta diocesana, la cui validità giuridica fu riconosciuta da questa Congregazione con decreto del 13 gennaio 1995.

A Piacenza le suore dell’istituto Figlie di Gesù Buon Pastore - Madre Generale suor Franca Barbieri, superiora della Casa suor Donata Moruzzi  - svolgono Servizio apostolico con la  Casa accoglienza, di assistenza temporanea e di integrazione sociale di mamme con bambini in difficoltà.

Il monastero e la chiesa di San Girolamo 

La costruzione del convento di via Mazzini risale al 1400 ad opera di Elena Fulgosi, ma l'attuale struttura è stata impostata a metà Seicento. Nel giugno del 1663 fu demolita una casa antistante il monastero per dare maggior luce alla facciata della chiesa conventuale di San Girolamo, creando così l'attuale piazzetta santa Margherita. Il complesso fu delle monache Benedettine Cassinesi fino alla soppressione dell'Ordine, avvenuta nel 1810. Il monastero e la chiesa, nel frattempo acquistati e fatti restaurare (1843-1844) dalla contessa Teresa Rocchi, nata Landi, nel 1850 furono donati alle Figlie del Sacro Cuore di Gesù perché "Curassero la formazione della gioventù femminile, con ispeciale riguardo alla classe povera". Di questo periodo è la decisione di eliminare il piccolo piazzale che separava la facciata della chiesa dalla strada per realizzare un passaggio interno che ha coperto per buona parte la facciata dell'edificio sacro. Nel luglio 1952 subentrarono le suore Figlie di Gesù Buon Pastore.  

In anni recenti la facciata del monastero è stata interessata da lavori di manutenzione ordinaria intervenendo nella sostituzione degli intonaci cementizi applicati nei restauri del 1978, con intonaci deumidificanti a calce e tinteggiando le facciate su via Mazzini e via San Marco. La facciata della chiesa ha richiesto un grado di attenzione particolare al fine di comprendere la "storia" della facciata. Il risultato finale del restauro è un frontale molto vicino a quello che un passante - alzando lo sguardo da via Mazzini - avrebbe visto sul finire del Seicento.

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