Fioristi amareggiati: «Nessun aiuto, speriamo di non dover chiudere di nuovo»

Al cimitero primi clienti, ma le perdite sono state alte (70%) e il futuro è pieno di incognite. Fiorella, 80 anni: «Ho chiesto i 600 euro, ma non mi sono arrivati». Adriana ascolta le storie dei suoi clienti: «Tasse e bollette sono puntuali. L’epidemia è stata devastante»

La signora Adriana. Nella foto sotto, la signora Fiorella

Hanno riaperto dopo due mesi di chiusura. Le prospettive non sono rosee, ma la volontà di non mollare è tanta. Primi, piccoli, guadagni e la mente che corre già a come programmare il futuro, seppure con prudenza. Sono i fioristi fuori del cimitero urbano, che questa mattina hanno alzato di nuovo le saracinesche e cominciato a servire i primi clienti. Fiorella Agosti, 80 anni, gestisce il negozio che era di sua nonna e poi di sua madre. «Siamo qui - racconta - dal 1929. Questa mattina ho venduto 10 garofani. Credo che ci vorrà molto tempo per riprendersi». I cimiteri vennero chiusi il 10 marzo e loro avevano acquistato fiori anche per la Festa della donna e per la successiva Pasqua. Molti fiori sono andati, abbiamo dovuto buttare via tutto ciò che avevamo acquistato». Fiorella è al suo posto di lavoro: seduta al tavolo su cui è montato uno schermo di plexiglass che la separa dai clienti. «Il problema - interviene il figlio Alessandro - è il riassortimento che comporterà altre spese. Un’azienda che ha beni non deperibili può ricominciare, ma noi no. Per noi è stata una perdita secca». A differenza dei vivaisti, che avevano fiori e piante nella terra, i fioristi avevano fiori freschi che, per forza di cose, sono andati a male. Abbiamo qualche piantina e fiori secchi» indica Alessandro. La ripartenza, però, comporta dei rischi. «Bisogna stare attenti ad acquistare - continua Alessandro - perché se io riempio il negozio e fra una settima, per qualche ragione, si torna a chiudere? Acquisterò poco per volta. Quello di oggi è solo un test». «Non possiamo nemmeno diluire i pagamenti come prima - spiega Fiorella - perché adesso i grossisti vogliono essere pagati subito, perché anche a loro nessuno dilaziona i pagamenti». E con la crisi di liquidità, impegnare il capitale è molto rischioso. «La perdita - dice Alessandro - è di circa il 70%. Anche tornare in pari sarà complicato. Non abbiamo alcun ammortizzatore economico». Fiorella non si è persa d’animo e ha chiesto di poter avere i 600 euro al mese «ma non me li hanno ancora dati». Sarebbero stati utili: “Piuttosto che niente è meglio piuttosto”, chiosa Alessandro.

Fiorella-3

«Soldi non se ne sono visti, ma tasse e bollette sono arrivate puntuali» esordisce Adriana Frascaro, anche lei fiorista con il negozio accanto a quello di Agosti. Oggi è contenta, sia per la riapertura sia perché ha rivisto la figlia «che non vedevo da due mesi. Un po’ di persone sono venute, ma non abbiamo ancora tutta la fornitura di fiori perché anche i grossisti si stanno attrezzando. Mi auguro che con la riapertura ricominci a tornare anche la gente. In questi due mesi, purtroppo, ho buttato via tanta roba. Ora dovrò riassortire il negozio». Un’operazione che, però, prevede liquidità. «Abbiamo dovuto pagare gli acconti dell’Iva - afferma Frascaro - e coprire tutte le spese. Anch’io ho chiesto di avere i 600 euro, ma avendo un po’ di reversibilità della pensione di mio marito non mi sarebbero spettati, mi ha spiegato la commercialista». Per Frascaro, come per tanti altri piccoli imprenditori, la riapertura comporta anche il pagamento di fatture arretrate. «Speriamo nella Festa della mamma di domenica prossima» sospira.

Adriana ha i suoi clienti fedeli «e mi hanno anche telefonato per sapere quando aprivo». Ma Adriana svolge anche un ruolo di sostegno. Ascolta i racconti di chi ha perso qualcuno a causa del coronavirus: «Oggi ho parlato con una persona che era stata contagiata e poi è guarita. In tanti mi raccontano quello che hanno passato. Quest’epidemia è stata devastante». Sulla ripresa, la fiorista è cauta: «Ora le persone vengono perché rimettono a posto le tombe. Ma anche perché sentivano il bisogno di una visita. Un uomo mi ha raccontato che sua mamma è morta l’8 marzo e lui non ha potuto più venire al cimitero. Il futuro? Non lo so. Speriamo».

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