Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Furbetti del cartellino, quattro patteggiamenti e sette rinvii a giudizio

Lo scandalo che travolse l'Amministrazione Comunale nel giugno del 2017 (tutto era partito a fine 2016) e frutto delle indagini della guardia di finanza e polizia locale coordinati dal sostituto procuratore Antonio Colonna, è arrivato alle prime sentenze

Furbetti del cartellino. Lo scandalo che travolse l'Amministrazione Comunale nel giugno del 2017 (tutto era partito a fine 2016) e frutto delle indagini della guardia di finanza e polizia locale coordinati dal sostituto procuratore Antonio Colonna, è arrivato alle prime sentenze. Quattro dipendenti hanno patteggiato una pena definita dal gip Fiammetta Modica, sette sono stati rinviati a giudizio, per due è stato deciso il non luogo a procedere, sette hanno scelto il rito abbreviato mentre altri avevano chiesto e ottenuto la messa in prova. Si tratta di lavori di pubblica utilità, di opere gratuite in favore della collettività. Se al termine del periodo stabilito dal giudice l’esito sarà positivo, il reato di cui sono accusati si estinguerà. La messa alla prova può chiederla chi è imputato di un reato che prevede o una pena pecuniaria o un reato la cui pena non sia superiore a 4 anni. Nel 2018 la posizione di 18 dipendenti era stata archiviata. In questi anni alcuni dipendenti sono stati anche licenziati perché ritenuta legittima la decisione, il Comune si era immediatamente costituito parte civile. 

antonio colonna ok 2017-2I dipendenti infedeli sono accusati a vario titolo di falso, truffa alla pubblica amministrazione, peculato, violazione del Testo Unico sul pubblico impiego (riforma Madia). Tra loro c’è anche un dipendente che - oltre che andare sulla Caorsana con l’auto di servizio a cui aveva tolto i contrassegni del Comune - deve rispondere di violenza sessuale su minori perché pagava una giovane, disabile, che si prostituiva.  Al termine del blitz risultava indagato il 10% del personale su un organico di circa 500 dipendenti. La procura all'epoca chiese 40 ordinanze cautelari per 50 degli indagati. Utilizzando telecamere nascoste e pedinamenti giornalieri, gli inquirenti avevano scoperto che decine di dipendenti comunali andavano in palestra oppure a bere il caffè prolungando la sosta al bar, fare la spesa durante l’orario di lavoro, svolgere commissioni personali. Timbravano e uscivano arrivando anche ad usare, per spostarsi, i mezzi dell’Amministrazione. 

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