Furti di abbigliamento per 3 milioni di euro, chiesta la libertà per la mente della banda

I giudici si riservano, ma danno parere favorevole per un altro giovane imputato

La posizione del principale imputato stralciata e la richiesta per lui di tornare in libertà. Remissione in libertà, invece, per un altro imputato. E’ il risultato dell’udienza del 10 dicembre al processo per i furti di abbigliamento avvenuti al magazzino della logistica Xpo di Pontenure. L’udienza si è svolta davanti al collegio presieduto da Gianandrea Bussi, a latere Laura Pietrasanta e Ivan Borasi. A quattro imputati è contestato il reato, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al furto e la ricettazione.

L’avvocato Antonino Rossi difende Andrea Pepe, l’uomo ritenuto dalla procura l’ideatore e la mente della gang che avrebbe rubato abbigliamento di marca per un valore di circa tre milioni. Per Pepe, il difensore ha chiesto la revoca della misura cautelare (è agli arresti domiciliari). L’uomo ha una famiglia e quattro figli e ha necessità di lavorare, ha sostenuto l’avvocato. I giudici si sono riservati la decisione e il pm Matteo Centini ha dato parere favorevole. La posizione di Pepe è stata stralciata e seguirà un percorso che porterà presto a concludere il suo processo. Pepe era fuggito in Spagna subito dopo i nove arresti (alcuni hanno già patteggiato). A metà settembre si consegnò alla polizia spagnola e, dopo un periodo in carcere, venne estradato in Italia e tenne un atteggiamento collaborativo con la procura. Il collegio, invece, ha rimesso in libertà un altro imputato, Vladut Hotea, attualmente ha l’obbligo di firma. I giudici hanno accolto subito la richiesta del difensore (anche in questo caso il pm ha dato parere favorevole), l’avvocato Ionela Ghenea. Quest’ultima assiste anche la madre di Vladut, Carmen Hotea, coinvolta nell’indagine. Il quarto imputato è l’albanese Marcela Mhilli, difesa dall’avvocato Emanuele Solari. La Xpo si è costituita parte civile con l’avvocato Fabio Federico.

In aula, sono stati sentiti alcuni carabinieri di Fiorenzuola che hanno svolto l’indagine. Molte le domande poste dall’avvocato Solari, sul luogo e i magazzini di Pontenure e sulle regole di carico e scarico della merce. Per quanto riguarda Mhilli, è emerso che dalla perquisizione nella sua abitazione non è stato trovato nulla e il comportamento della donna è stato definito «collaborativo e gentile». Ma Solari ha continuato. Un altro carabiniere ha, infatti, detto che sembrava strano come un sigillo (per chiudere i camion) usato nella sede di Piacenza fosse stato utilizzato invece a Pontenure. Inoltre, non è mai stato trovato alcun documento, nelle operazioni di carico e scarico, che portasse la firma della donna. L’udienza è stata rinviata in gennaio. A marzo del 2019, i carabinieri, guidati dal pm Centini, avevano sbaragliato una organizzata gang che, secondo le accuse, avrebbe rubato dal magazzino logistico della Xpo, a Pontenure, capi di abbigliamento firmati per circa 3 milioni. La banda era composta da persone che - lavorando all’interno della Xpo - si occupavano di portare la merce. Un’altra squadra, invece era addetta al trasporto e alla ricettazione.

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