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Fusioni: «Vigolzone e Pontedellolio non perderanno la propria identità»

Sessanta partecipanti al workshop dedicato alla "fusione attiva" dei due comuni della Valnure: «I due paesi sono simili e non perderanno la propria storia». In futuro nascerà un Comitato a sostegno del sì al Referendum

Vigolzone e Pontedellolio si preparano al Referendum dell’autunno sul futuro dei due comuni. Si è tenuto nella cornice dell’agriturismo “La Tosa” un workshop sulla fusione attiva dei due territori, con la presenza di cittadini di entrambe le realtà della media Valnure. L’evento, organizzato da Ferruccio Pizzamiglio, Flaviano Celaschi e Andrea Cunico, aveva l’obiettivo di creare una giornata di lavoro in gruppi per confrontarsi, capire e spiegare le opportunità, le criticità e gli scenari futuri che si potrebbero aprire con la fusione, percorso già in atto – per volere delle due Amministrazioni comunali – da diversi mesi, e che vedrà il suo culmine con il voto referendario previsto dopo l’estate.

Il workshop si è dimostrato un preludio alla costituzione di un comitato spontaneo di cittadini a favore della fusione. «Mettere insieme due comuni – hanno spiegato Celaschi e Cunico - per crearne uno solo è compiere un atto in una situazione complessa. Non ci interessano i pregiudizi, ci interessa effettuare una partecipazione attiva e informata». «È una grandissima occasione per i due enti – ha illustrato una parte dello studio di fattibilità Federico Ratti, consigliere comunale di Pontedellolio – e per i due territori, che avranno un ambito più ampio entro cui erogare servizi più estesi. Comuni piccoli con solo poche centinaia di cittadini hanno spese pari a quelle di comuni di diverso migliaia, e ciò  si riflette nei tributi. In Italia sono già sorti 26 nuovi comuni, nati dalle fusioni, dall’inizio dell’anno, mentre in Emilia Romagna si sono già tenute undici consultazioni referendarie. In otto casi il voto ha avuto esito positivo, negli altri la Regione ha interrotto il percorso, come successo a Borgonovo e Ziano. Nel Piacentino sono stati già predisposti quattro studi di fattibilità. Un comune unico ha un solo centro politico, i servizi sono concentrati nei due comuni ma erogati da funzionari unici. Per 5 anni – Ratti ha passato in rassegna alcuni vantaggi – non avremo vincoli legati al Patto di Stabilità. Non ci saranno vincoli nemmeno per l’assunzione di dipendenti e potremmo contare su una priorità di finanziamento per i bandi della Regione in diversi settori, oltre a finanziamenti annuale per un decennio, vicini alla cifra complessiva di oltre 6 milioni di euro. Con questi contributi si possono fare investimenti». workshop-2

L'incontro - andato in scena nella mattina e nel pomeriggio del 9 aprile -, dopo la premessa iniziale, è entrato nel vivo con la costituzione di tre tavoli di lavoro: un tavolo storico – volto ad approfondire i legami tra le due realtà nel passato -, uno tecnico – le affinità di oggi e gli scenari del futuro– e l’informazione, ovvero come comunicare alla cittadinanza questo passaggio storico.  Durante il dibattito – una sorta di anticipazione dei temi chiave del futuro Comitato per il “Sì alla fusione” che nei prossimi approfondirà nel dettaglio le questioni  – è emersa la volontà di contrastare il fronte del “no”. Secondo i partecipanti molti concittadini delle due realtà sono propensi a dare una risposta emotiva e campanilistica alla questione, per difendere l’identità e la storia del proprio paese, e anche per una forma di poca fiducia nei confronti delle istituzioni. «Non solo gli anziani – hanno spiegato gli organizzatori -, ma anche i giovani hanno paura di perdere l’identità. C’è sfiducia nella politica e si hanno dubbi perfino sul futuro della toponomastica, che presenta vie dedicate alle stesse persone. Informeremo che i due comuni uniti vedranno conservata la propria identità storica. Si tratta di due comuni molto simili dal punto di vista demografico, imprenditoriale, dei servizi e dei bisogni». Al workshop – a cui ha presenziato anche il consigliere regionale del Pd Katia Tarasconi – hanno partecipato 60 persone. «Qua stanno riflettendo persone faccia a faccia – ha rilevato Cunico -, mentre alcuni commentano solamente dietro a internet. Vogliamo creare partecipazione attiva intorno alla questione». Il progetto continuerà nei prossimi mesi.

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