Gabriele Micalizzi, incubo finito: vista salva per il fotografo ferito da una granata in Siria

Il fotografo milanese Gabriele Micalizzi ferito in Siria è stato il fondatore del collettivo di fotografia Cesura Lab di Pianello insieme a Luca Santese e Andrea Rocchelli

Gabriele Micalizzi

Quattro giorni dopo la grande paura, è arrivata la notizia tanto attesa e sperata. Gabriele Micalizzi, il fotografo milanese rimasto ferito lo scorso 11 febbraio nell'esplosione di una granata a Deir el-Zor, in Siria, ci vede. I suoi occhi - che insieme alla sua macchina fotografica hanno raccontato il mondo - hanno resisto allo scoppio, con ogni probabilità dovuto a un ordigno dello Stato islamico, e sono salvi. 

Ad annunciarlo è stato Cesuralab, il collettivo di fotografi che ha sede a Pianello Valtidone, fondato da Micalizzi insieme a Luca Santese e Andrea Rocchelli. "In seguito agli eventi appena trascorsi riguardanti il ferimento del nostro fotografo, socio fondatore, amico e fratello Gabriele Micalizzi in Siria desideriamo aggiornarvi sulle sue condizioni - hanno scritto i compagni -. Gabriele si trova attualmente ricoverato nell’ospedale militare di Baghdad ed è seguito dai medici sul posto che stanno gestendo le lesioni riportate al volto e alle braccia. Ieri abbiamo parlato nuovamente al telefono con lui e ci ha confermato di stare bene, di essersi alzato e di vedere da entrambi gli occhi anche se in maniera ancora offuscata".

"Siamo quindi felici di poter smentire le notizie circolate sulla perdita dell’occhio sinistro ma dispiaciuti che, come in precedenti occasioni, alcuni organi di stampa abbiano fatto circolare notizie senza operare un doveroso fact checking. Gabriele, la famiglia Micalizzi e Cesura tengono a ringraziare tutte le persone che hanno contributo al suo soccorso ed evacuazione dalla zona di pericolo in tempi rapidi", hanno continuato i colleghi.

"Ringraziamo l’unità di Crisi della Farnesina e la rete diplomatica italiana per essere stati immediatamente operativi, averci tenuto costantemente aggiornati e per condurre le operazioni di rimpatrio di Gabriele. Grazie inoltre a tutto il personale dell’ospedale militare Americano che l’ha preso in carico e che si sta prendendo cura di lui con grande dedizione. Grazie di cuore anche a tutti coloro che ci hanno aiutato a gestire questa emergenza al meglio e che ci hanno fatto sentire la loro presenza in questi giorni".

L'incubo per Micalizzi - padre di due bimbi e specializzato proprio in reportage da zone di guerra - sembra ormai a un passo dalla conclusione. "Ci vorrà ancora qualche giorno per riaverlo con noi in Italia e poterlo riabbracciare. La procedura di rimpatrio è già avviata - hanno fatto sapere da Cesura - e una struttura ospedaliera adeguata è già pronta ad accoglierlo. Ti aspettiamo". 

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