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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

Gara ferroviaria Emilia Romagna: Onlit: "Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi"

Riceviamo e pubblichiamo l'osservazione di Onlit

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

Si è inceppata una gara con un bando che sembrava sostenere meccanismi competitivi, ma alla prova dei fatti ripropone il modello monopolista, costoso ed inefficiente di questi ultimi anni. La regione insiste con la sua azienda regionale (Tper), nata dal fallimentare federalismo italiano dei trasporti. Con ruoli e diverse quote, la società unica comprende la presenza dello Stato con Trenitalia, della Regione con FER e molti Comuni e Provincie emiliano romagnoli. Vengono così  mescolate responsabilità gestionali, programmatorie e di sussidio pubblico, rendendo impossibile individuare le diverse responsabilità. Il bando  ha alla base un vistoso conflitto di interessi (l’arbitro è al tempo stesso il concorrente) e  ha mandato un chiaro segnale ai potenziali concorrenti che il banditore non vuole la competizione. Infatti le ferrovie tedesche, DB, sono state alla finestra.

La durata della concessione di 22 anni e sei mesi è in contrasto con la durata media dei paesi del nord-Europa, normalmente tra i 6 e i  15 anni. Troppo lungo il periodo visto che c'è il rischio di dare la concessione ad un vettore che si può adagiare e diventare inadeguato nel tempo. Tra i requisiti richiesti c'è anche l'obbligo di realizzare un' unica società di gestione, che ricorda molto il gestore attuale, il Consorzio, nato dalla FER e da Trenitalia. In pratica l'Emilia Romagna, in qualità di stazione appaltante,  bandisce una gara a cui parteciperà, e verosimilmente ha vinto,  con una sua controllata, assieme a Trenitalia. Anche le eccessive dimensioni dell’intero bacino regionale non sembrano le più idonee per una "partecipata" competizione di compagnie ferroviarie. L'obiettivo della piena integrazione tariffaria è uno specchietto per le allodole, poiché,  per realizzarla, non serve un gestore unico, ma un programmatore serio che la imponga ai diversi gestori del servizio, anche attraverso un'autority tariffaria.  Va ricordato che in tutto il vecchio continente le politiche tariffarie sono integrate, anche se sono diversi i gestori del servizio di una stessa regione. Il rialzo del 9% della base d’asta, più che una opportunità per migliorare la qualità dei servizi a fronte di un corrispettivo maggiore, appare come un ricatto alla stazione appaltante che ora è costretta ad accettare perché senza alternative. Ecco perché il diavolo, anche stavolta, ha fatto le pentole ma non i coperchi

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