“Giannino”, sindaco montanaro benvoluto da tutti

Ferriere in lutto per la scomparsa - a soli 61 anni - del suo primo cittadino Giovanni Malchiodi, sempre in prima linea a fronteggiare emergenze e disagi della montagna. Il ricordo

Il sindaco di Ferriere Giovanni Malchiodi con la famiglia

«Ho una tessera di partito, non lo nascondo di certo. Ma nel nostro territorio si guardano le persone. Siamo già in pochi a viverci, se ci mettiamo pure a fare distinzione tra i partiti non andiamo da nessuna parte. E questo non è nel mio carattere». Così spiegò Giovanni – per tutti “Giannino” – Malchiodi, poco prima di essere rieletto per la seconda volta sindaco di Ferriere, nel 2018. Lo si dice sempre, un minuto dopo l’aver ottenuto un incarico pubblico: “Sarò il sindaco di tutti”. Poi bisogna metterlo in pratica. Su Malchiodi, scomparso nella mattinata del 21 marzo a soli 61 anni, non vi sono dubbi: lo è stato.Addio al sindaco Malchiodi - Labati/IlPiacenza

Ha ragione chi dice che a Ferriere tutti gli volevano bene, anche chi non lo votava. “Giannino” è stato un “primo cittadino” con il badile in mano, più che con il discorso pronto nel taschino per imbonire la platea.

Sindaco sentinella. Sindaco sette giorni su sette, tutto l’anno. Sindaco sul trattore per spalare la neve ai suoi compaesani di Grondone, il paese dove era nato e che amava (ricambiato). Sindaco che conosceva abitante per abitante, casa per casa. Sindaco che c'era nei momenti di festa, come in quelli più luttuosi. Sindaco con il telefono perennemente in mano, perché ogni ora c’è un problema, un disguido, un guasto da sistemare in un territorio di 180 chilometri quadrati. Sindaco che faceva “su e giù” tra la montagna alla città, perché i disagi si vivono da una parte, ma vanno poi testimoniati e rappresentati nei palazzi, per ottenere qualche risultato. Sindaco sulle frane, sindaco sulle strade da sistemare, sindaco delle piccole e grandi cose che riguardano la vita di una piccola comunità di abitanti che ha scelto di rimanere in un territorio selvaggio. Per il modo con cui ha affrontato l'avventura da sindaco, si è guadagnato il rispetto di tutti.

Come tanti colleghi del Piacentino, in questi ultimi anni è stato costretto a seguire un’emergenza dopo l’altra, più che a dettare l’agenda o portare avanti un programma. Due anni dopo la sua elezione a sindaco di Ferriere, il momento più difficile: l’alluvione. Le testimonianze dei ferrieresi coinvolti erano più o meno convergenti: «Qua ad aiutarci non si sono viste autorità, tranne il sindaco e i carabinieri». E lui che “tuonava” – ma sempre con garbo istituzionale – durante gli incontri con la Provincia e la Regione: per sistemare le cose non ce la si può cavare con pochi “bruscolini” stanziati per la montagna.

Legatissimo alla sua terra, aveva proseguito l’attività di agricoltore del padre Paolo (da cui aveva ereditato la tenacia) ed era riuscito a Addio al sindaco Malchiodi - Labati/IlPiacenzadiventare anche presidente provinciale degli agricoltori della “Cia”. “Giannino” Malchiodi sapeva ascoltare e mediare tra le parti. «Sappiamo tutti come è andata nel 2015 – raccontò -. C’è sempre il terrore che si ripresenti il peggio. Il territorio è grande, vanno tenute in considerazione tutte le segnalazioni che arrivano dagli abitanti, perché ogni disattenzione può provocare un disastro. Il sindaco deve essere scrupoloso e avere riguardo per ogni cosa».

In queste ore la notizia della sua scomparsa ha raggiunto tutti i piacentini che avevano avuto modo di conoscerlo nella sua attività di amministratore. I suoi compaesani e i ferrieresi sparsi nel mondo, ancora increduli, preferiscono soffrire in silenzio, omaggiandolo con il segno del lutto.

«Diventare sindaco significa assumersi tanti rischi – aveva spiegato -, uno deve essere consapevole che diventa responsabile della sicurezza e della sanità del suo territorio». “Giannino”, sindaco montanaro, per tutelare il suo paese, ha svolto fino in fondo il suo servizio, pagandone - oltre ogni immaginazione - le conseguenze. Tra le lacrime dei suoi concittadini, oggi, ha posato la fascia tricolore.

La comunità di Torrio: "Ha amministrato con saggezza e ascolto"

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