Giorno del Ricordo: «Non dimentichiamo, portiamo i ragazzi a visitare le foibe»

Marco Bergonzi, deputato PD: «Le vittime venivano portate sull'orlo dell'abisso legate a due a due. Lì gli assassini Titini, sparavano alla testa di uno, che precipitando nella foiba, trascinava con sé una persona ancora viva, destinata a morire in agonia nel buio delle viscere del terreno»

Marco Bergonzi

«Il 10 Febbraio è il Giorno del Ricordo - si legge in una nota di Marco Bergonzi, deputato PD - E' il giorno in cui si ricorda un'inenarrabile atrocità perpetrata contro gli Italiani che abitavano sull'altra sponda dell'adriatico, le persecuzioni, le violenze, gli assassinii, la pulizia etnica ed infine l'esodo cui furono costretti i sopravvissuti».

«Foibe. Già la parola è sinistra - continua la nota - indica quelle cavità carsiche, profonde anche centinaia di metri, in cui furono fatti sparire migliaia di innocenti, per il solo fatto di essere Italiani, nel modo più atroce: venivano portati sull'orlo dell'abisso legati a due a due. Lì gli assassini Titini, sparavano alla testa di uno, che precipitando nella foiba, trascinava con sé una persona ancora viva, destinata a morire in agonia nel buio delle viscere del terreno, in mezzo a cadaveri ed ad altri disgraziati che, come lei avevano la sfortuna di non essere stati uccisi subito. Un'atroce crimine di massa, perpetrato con feroce sadismo, che spinse i sopravvissuti ad abbandonare le proprie case e tutto ciò che avevano ed a dar luogo al dramma dell'esodo Giuliano-Dalmata, imbarcandosi sul Toscana, la nave che faceva la spola tra Pola e Venezia».

«Arrivarono a centinaia di migliaia - spiega Bergonzi - in fuga dalla persecuzione, dalle violenze e dall'orrore, erano Italiani, ma non furono accolti bene. Malvisti e circondati da diffidenza, quando non da ostilità, dopo aver lasciato una vita intera su una sponda dell'Adriatico, abbandonando per sempre le loro case, dovettero affrontare anche tutto questo. Personalmente, rimasi molto colpito quando, visitando tra gli altri, il campo di concentramento di Fossoli, scoprii che dopo la guerra, lì vennero ospitati tanti esuli, lo ritengo emblematico. Abbiamo un grande debito nei confronti delle vittime delle foibe e dell'infinito dolore delle loro famiglie, degli esuli, il debito di decenni di silenzio, nei quali questo enorme dramma di tantissimi Italiani è rimasto nascosto, sullo sfondo, fuori dalla coscienza collettiva di tutti noi».

«Per questo ora è il momento di colmare la distanza con tutto ciò che è stato e ricordare - conclude la nota - portare i ragazzi, portare le scuole a visitare le foibe, i luoghi dove questo immenso crimine è stato commesso ed i memoriali che testimoniano un orrore che non dobbiamo mai dimenticare, ma tramandare alle nuove generazioni».

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