Gli anabolizzanti viaggiano sul web, in manette piacentino con venti fiale di nandrolone

Scoperto dai carabinieri anche un laboratorio di pillole con tanto di logo, operazione in sei regioni d'Italia, coinvolti anche paesi dell'Est

Immagine di repertorio

Nissoria, piccolo paese della provincia di Enna, era il centro nevralgico del traffico di anabolizzanti, ormoni e sostanze stupefacenti quali l'efedrina. Traffico stroncato dai carabinieri con dodici arresti. Le spedizioni dei pacchi contenenti la merce, però, non avvenivano da Nissoria, ma da Paestum e Lecce e a volte venivano intercettati e sequestrati dai carabinieri del centro smistamento postale di Roma. I militari dell'Arma hanno portato a segno anche un sequestro eccezionale: un vero e proprio laboratorio di confezionamento degli anabolizzanti, assemblati anche in pillole con tanto di marchio. Durante le perquisizioni sono state trovate, a casa di un indagato di Piacenza poi arrestato in flagranza, 20 fiale di nandrolone. L'uomo è difeso dall'avvocato Carlo Alberto Caruso.

Farraginoso il meccanismo messo in piedi dai due fratelli Filippo e Andrea Sauro, di Nissoria, con PostePay e utenze telefoniche intestate a terze persone ignare di tutto. Per eludere le telecamere di sorveglianza degli istituti bancari, presso i quali venivano fatti i prelievi per pagare le merci acquistate nei paesi dell'Est, gli arrestati camminavano all'indietro per non farsi riprendere in viso. «E' un'inchiesta che si dipana da Enna per raggiungere tutta l'Italia - ha detto il procuratore della Repubblica Massimo Palmeri - Centinaia di intercettazioni sul web e sulle chat hanno confermato l'intuizione avuta dal sostituto Giovanni Romano (recentemente morto in un incidente stradale, ndr), cioè che dietro semplici annunci di prodotti leciti si nascondeva un traffico di sostanze illegali».

«Purtroppo lo spaccio si è spostato sulla piazza virtuale - ha detto il colonnello Andrea Zapparoli, comandante dei Nas - a portata anche di minorenni che sul web possono reperire sostanze illecite. Grazie alla collaborazione con le forze di polizia degli altri stati coinvolti (Bulgaria, Polonia e Slovenia), è stato possibile risalire alle transazioni internazionali fatte dagli arrestati». 

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