Gli danno lavoro, vitto e alloggio e lui li minaccia inventando maltrattamenti: condannato

Ha minacciato per mesi chi lo aveva accolto in casa, gli aveva dato un lavoro e un alloggio. La mattina del 20 ottobre, un piacentino di 53 anni, è stato condannato a due anni di reclusione e 800 euro di multa con l’accusa di tentata estorsione. La vicenda risale al 2015

Ha minacciato per mesi chi lo aveva accolto in casa, gli aveva dato un lavoro e un alloggio. La mattina del 20 ottobre, un piacentino di 53 anni, è stato condannato a due anni di reclusione e 800 euro di multa con l’accusa di tentata estorsione. L’uomo dovrà inoltre risarcire tre persone, che si sono costituite parte civile, con 5mila euro a testa.

La vicenda che si è conclusa davanti al giudice Italo Ghitti, pm Antonio Rubino, si era svolta nel 2015. Secondo le accuse, il 53enne, con una particolare situazione di disagio alle spalle, abitava in un locale dell’azienda agricola in Val Chero dove lavorava. I proprietari lo avevano assunto dopo che lui aveva perso il lavoro e gli avevano dato un posto dove viveva. A un certo punto, l’uomo comincia a chiedere loro denaro, minacciando di fare alcune rivelazioni su loro presunti illeciti. Alla base di tutto, ci sarebbe stato il mancato rimborso dei soldi di una multa.

L’uomo così aveva tempestato i tre proprietari dell’azienda di lettere minatori. Si diceva pronto a denunciare alla protezione animali uno di loro che avrebbe spaccato la testa con un martello a un vitello, oppure di denunciarli alla Guardia di finanza, o ancora di rivolgersi a fantomatiche «persone originarie del meridione (Gino il siciliano)» raccontando che l’azienda avrebbe venduto merce appartenente a loro. Tra le “malafatte” addebitate ai suoi datori di lavoro grande spazio l’hanno avuta i presunti maltrattamenti di animali che il 53enne avrebbe potuto portare in televisione.

Insomma, un quadro preoccupante che le indagini hanno chiarito non essere vero. Il pm ha chiesto la condanna a due anni e 800 euro di multa, poi accolta dal giudice. Il difensore del 53enne, l’avvocato Gianmarco Lupi, ne ha chiesto l’assoluzione perché non c’era la volontà di fare un’estorisone. I proprietari poi lo avevano minacciato di sfratto, ma non lo avevano mai messo in atto. Due i legali di parte civile della famiglia di agricoltori, gli avvocati Carlo Alberto Caruso e Alberta Ferraroni, che si sono associati alla richieste di condanna del pm e hanno avanzato una richiesta di risarcimento.

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