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Un momento dell'incontro (foto Gatti)

Un momento dell'incontro (foto Gatti)

Gragnano, faccia a faccia tra sindaco e profughi: «Se ci pagate lavoriamo, ma niente volontariato»

Riflettori puntati su Gragnano dopo lo sfogo del primo cittadino al Corriere della Sera. Incontro tra l'amministrazione e i venti pachistani ospitati: «Il volontariato è modo per restituire quel dono che la comunità italiana sta facendo loro» ma rispondono: «Vogliamo guadagnare»

Poca comunicazione tra enti, rimpalli di responsabilità, fiumi di denaro pubblico, migliaia di migranti e un'Italia che arranca. Questi gli ingredienti di una situazione che tante città e paesi stanno affrontando ormai da tempo. Dopo l'intervista rilasciata al Corriere della Sera del 29 aprile dal primo cittadino di Gragnano, e vicepresidente della Provincia, Patrizia Calza, anche la Rai, con una troupe di Porta a Porta che manderà in onda il servizio nella settimana prossima, si è interessata al piccolo comune della bassa Valtrebbia, che per primo nel Piacentino (ad oggi sono 500 le presenze tra città e provincia), ormai anni fa, ha aperto le porte ai richiedenti asilo.

I FATTI - Nel pomeriggio del 30 aprile il sindaco, l'assessore ai Servizi Sociali, Marco Caviati, la responsabile dei Servizi Sociali, Annamaria Romanini e il gestore, davanti alle telecamere della tv pubblica, hanno incontrato, per un faccia a faccia, i venti ragazzi pachistani ospitati in diversi appartamenti in centro paese. La situazione è degenerata negli ultimi giorni quando tutti, tranne uno, hanno deciso di non fare nulla per il paese che li sta ospitando, nemmeno quelle due ore di volontariato che erano state loro proposte. Tutti hanno il permesso di soggiorno valido per sei mesi ma rinnovabile, e stanno aspettando l'ok per l'accettazione della richiesta di asilo, ad alcuni però è stata negata dalla commissione incaricata. Questa notizia ha peggiorato la situazione già precaria ed è andata ad acuire una serie di comportamenti da parte degli stranieri che si sono rifiutati categoricamente di fare qualcosa per Gragnano, quando invece il piccolo paese non ha colpe né potere decisionale. Le Prefetture sono incaricate di gestire i flussi e di spalmare le presenze sul territorio, sentite e vagliate le disponibilità di privati o hotel che hanno a disposizione spazi, portano gli stranieri e si interfacciano direttamente con i gestori, e non con i comuni. Solo a discrezione, come è successo a Gragnano, l'amministrazione si è premurata di attivare una serie di iniziative per integrare questi giovani. «Spesso non sappiamo nemmeno i nomi di queste persone, non sappiamo chi abbiamo sul territorio. Questa è una grave falla dal punto di vista anche della sicurezza», fanno sapere gli amministratori. Praticamente ogni ente lavora e tanto, ma spesso la comunicazione non c'è o è parziale, ci si interfaccia poco e si sprecano risorse ed energie. 

LA PROPOSTA: UN PATTO DI VOLONTARIATO - «Arrivano nel nostro paese che già si trova in un periodo difficile, e ricevono tutto. Per questo motivo come Comune abbiamo pensato di attivare da subito un "Patto di Volontariato", studiato ad hoc dalla Regione Emilia Romagna, per consentire loro di sdebitarsi nei confronti di chi li accoglie», dichiara il sindaco. «Un modo per restituire quel dono che la comunità italiana sta facendo loro. Così facendo anche la popolazione locale ha modo di poterli conoscere  e apprezzare. Lavoretti semplici, non impegnativi ma che contribuiscono alla bellezza di un paese come la piccola manutenzione del verde, pulire le ciclabili oppure i pozzetti che si intasano sempre. Eppure dopo i primi entusiasmi solo uno dei 20 pachistani, continua a venire. Gli altri hanno deciso che non vogliono fare nulla», continua. «Propongo che chi viene in Italia e chiede asilo e protezione debba anche sottoscrivere un accordo che preveda che prestino volontariato nei confronti dei territori che li ospitano, se non lo accettano che non vengano presi in carico. La solidarietà non è a senso unico. Hanno il dovere di dire un grazie, altrimenti si tratta di un becero assistenzialismo che porta solo guai», conclude. 

NUMERI - Sul territorio comunale a Casaliggio sono ospitate tre ragazze nigeriane (erano cinque ma due, notizia di questi giorni, sono state espulse dall'accoglienza per comportamenti poco consoni), a Gragnano ci sono invece venti pachistani, alcuni arrivati a novembre 2015, altri a marzo 2016. Sono alloggiati in diversi appartamenti di un imprenditore edile locale che in accordo con la Prefettura, ha aderito al bando per l'accoglienza. Il protocollo è noto: 30 euro al giorno per persona versati al gestore, da cui vanno sottratti 2.50 euro dati come pocket money direttamente ai profughi. Con 27,50 euro il gestore deve provvedere al cibo, al vestiario, e all'assistenza. E' tenuto ad accompagnarli in questura per tutte le pratiche burocratiche previste dall'iter, portarli in ospedale per le visite mediche, e a pagare le utenze.  «La gestione italiana dell'"affaire profughi" non è gestita bene ed è diseducativa: si dà al profugo l'idea che qua tutto è facile e invece non è così. Credo che abbiano il dovere di sentirsi un po' in debito, sono giovani, sono nel pieno delle forze e invece decidono di non fare assolutamente niente, perché non hanno nessun tipo di ripercussione. Ed è questo che secondo me è errato. Abbiamo creato, di concerto con la Prefettura, questo Patto di Volontariato che però evidentemente non piace ai richiedenti asilo. Non tutti i migranti scappano dalle guerre e sono in pericolo di vita nei loro paesi, molti sono "economici", credo che vada loro insegnato qualcosa, altrimenti possono essere rimandati a casa» continua il sindaco che si è sentito rispondere dai giovani stranieri che se non vengono pagati non lavorano. E possono farlo, dicono, perché essendo protetti dal pacchetto accoglienza che li tutela al 100%, non subiscono nessun tipo di ripercussioni. Ma quando la "protezione" cessa, si ritrovano a non sapere una parola di italiano, nonostante frequentino un corso di lingua, solo uno ha imparato qualcosa, e a essere privi di qualsiasi tipo di strumento per provvedere a se stessi e mantenersi. Una volta ottenuto il permesso di soggiorno, anche temporaneo, potrebbero anche lavorare come tutti ed essere pagati, ma è molto difficile trovare qualcuno che li assuma, anche per breve tempo, quando poi non potrebbero garantire un minimo di continuità, qualora venga negato loro l'asilo. 

RESPONSABILITA' - Un pasticciaccio italiano, ed europeo, che vede contrapporsi le Prefetture che devono distribuire sul territorio di competenza i migranti, i Comuni, con le risorse ridotte all'osso, che devono fronteggiare situazioni anche non piacevoli e sono accusati di non fare nulla per l'accoglienza, gestori che non sempre riescono a provvedere alle esigenze di chi ospitano, e centinaia di migranti che spesso lavorano e si danno da fare ma per tutti quelli che hanno voglia di integrarsi ed emanciparsi, ce ne sono altrettanti che non riescono ad attivarsi per la comunità che li ospita e aspettano un "sì" o un "no" dalla commissione che deve decidere se hanno i requisiti per l'asilo, e trascorrono i giorni, e i mesi, nelle strutture, non facendo quasi nulla. «Si stanno approffittando parecchio di questa situazione. Hanno capito bene come funziona il nostro sistema sanitario e per questo lo sfruttano facendosi continuamente visitare anche per delle sciocchezze, facendo esami su esami senza necessità. Per prima cosa vanno educati ai doveri e poi ai diritti, ma credo che ormai capiscano solo questi ultimi. Hanno vitto, alloggio, vestiti, connessione internet, ma chi glielo fa fare di fare volontariato?», commenta amaramente il gestore di questi ragazzi. Ma per tutti questi che davanti ai giornalisti hanno ammesso di non voler fare nulla, ce n'è uno, Umar R., che invece da quando si trova a Gragnano non ha mai smesso di impegnarsi. Sa parlare abbastanza bene italiano, studia, fa volontariato e vorrebbe tanto fare l'autista: «Non capisco perché i miei connazionali non facciano come me, abbiamo il dovere di fare qualcosa per lo Stato che ci ha accolto e ospitato», dice. 

PERQUISIZIONI DEI CARABINIERI - Negli ultimi giorni, ad accrescere la tensione, alcune perquisizioni che i carabinieri della stazione di San Nicolò hanno fatto all'interno degli appartamenti in cui vivono questi ragazzi. In seguito tre giovani pare siano stati allontanati per il sospetto, fanno sapere dall'Arma, che potessero avere condotte non proprio limpide e che, in base ad alcune indagini dei militari, questi potessero aver avuto la possibilità di avere e poi vendere alcune dosi di droga a giovani del paese. 

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