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Interrogatorio di garanzia

Finti vaccini e tamponi, resta in carcere l'infermiera arrestata

L'infermiera 50enne comparsa davanti al Gip e al Pm: per l'avvocato non sussistono le esigenze cautelari e ha chiesto la scarcerazione. Il Giudice si è riservato di prendere la decisione nelle prossime ore

Si è svolto nella mattinata di sabato 5 febbraio l’interrogatorio di garanzia per Vita Bagnulo, l’infermiera 50enne arrestata mercoledì scorso dai carabinieri di Piacenza, accusata di corruzione e falso ideologico: avrebbe finto più volte di vaccinare suoi conoscenti e avrebbe refertato finti tamponi positivi al fine di fornire Green Pass a ventitré persone in cambio di soldi. L’infermiera, dipendente dell’Ausl di Piacenza e iscritta all’Ordine professionale di Venezia che in queste ore sta valutando la sospensione, è comparsa davanti al Giudice per le indagini preliminari Sonia Caravelli e al Pm Daniela Di Girolamo, assistita dal suo legale Nicola Delli Antoni. Secondo l’avvocato non sussisterebbero le esigenze cautelari, così ha chiesto la scarcerazione della sua assistita. Il Giudice si è riservato di prendere la decisione nelle prossime ore e, intanto, Bagnulo Resta in carcere.

I fatti

Lo ricordiamo, la dipendente dell’Ausl per circa un mese, secondo l’accusa avrebbe finto di vaccinare pazienti nell’hub di Piacenza per 250 euro. Poi, una volta che i colleghi si erano accorti che qualcosa non andava, impedendole di fare la volontaria al centro vaccinale, aveva iniziato a fare finti tamponi positivi, per 500 euro, in una farmacia della città. Così nei giorni scorsi, dopo l’indagine coordinata dalla Procura condotta dai carabinieri del Nucleo operativo con il supporto dei Nas, è stata arrestata per corruzione e falso ideologico. Finiti nei guai anche un suo ‘collaboratore’ che le indirizzava i no vax che volevano ottenere il green pass e 23 persone che avrebbero usufruito delle prestazioni messe in atto dall’infermiera infedele «con mere finalità economiche» – aveva spiegato il Procuratore capo di Piacenza Grazia Pradella in conferenza stampa. Il primo si trova ai domiciliari mentre le restanti persone sono state denunciate per corruzione in concorso. Indagati anche altri tre infermieri. Ad accorgersi dei fatti sono stati i colleghi della donna, anche loro impegnati al centro vaccinale di Piacenza e ai quali diceva: «Ho portato qui un amico no-vax che si è convinto, ma siccome ha paura dell’iniezione ci penso io a fargli il vaccino». Così, secondo i carabinieri, l’infermiera dell’Ausl arrestata, riusciva ad accedere agli hub vaccinali, dove tra l’altro aveva già prestato servizio in passato. Non accompagnava però persone che avevano deciso di vaccinarsi contro il Covid, ma i clienti che la pagavano 250 euro, e ai quali, lei personalmente, iniettava della soluzione fisiologica al posto del vaccino, che invece gettava via. Gli altri operatori sanitari si sono così rivolti alla direzione dell’azienda Usl che, rivolgendosi alla Procura, ha permesso di dare avvio alle indagini, durate un mese, da parte dei carabinieri di Piacenza e del Nas. Si sarebbe rivolta agli inquirenti anche «la parente di un paziente ricoverato in terapia intensiva – aveva spiegato il Procuratore -, intervistato dalla trasmissione “Piazzapulita” di La7 e che si era rivolto all’infermiera per ottenere il finto di Green pass. In ospedale risultava così vaccinato anche se non aveva mai ricevuto la dose». Nel frattempo alla 50enne era stato impedito di svolgere le vaccinazioni su sua volontà – lavora, infatti, in un altro settore dell’azienda Usl – così lei, che non è una no-vax ma regolarmente vaccinata, aveva iniziato a lavorare volontariamente in una farmacia e qui, dietro alti compensi, effettuava finti tamponi positivi. Dopo dieci giorni i suoi “clienti” tornavano per effettuare quello di controllo che risultava negativo, ottenendo così la certificazione verde.

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