«Hanno confessato l’appartenenza al sodalizio criminoso comportandosi di conseguenza»

Il ritratto dei fratelli Caruso nelle parole del Gip. Albino e Giuseppe restano in carcere in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Sono difesi dagli avvocati Luigi Salice e Romina Cattivelli

Giuseppe e Albino Caruso

Un ritratto dei fratelli Albino e Giuseppe Caruso - arrestati nell’ambito della operazione della Dda di Bologna chiamata Grimilde e accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso - emerge dalla sintesi che fa il gip nell’ordinanza di custodia cautelare. I due fratelli, che si trovano in carcere a Piacenza, sono anche accusati di truffa aggravata ed estorsione. Inoltre, Giuseppe Caruso deve anche rispondere di corruzione. Giuseppe è difeso dagli avvocati Romina Cattivelli e Luigi Salice e quest’ultimo assiste anche Albino Caruso. Nei prossimi giorni, si svolgerà l’interrogatorio di garanzia. Caruso, già presidente del Consiglio comunale, avrebbe commesso i presunti reati in qualità di funzionario dell’Agenzia delle dogane, senza coinvolgere l’attività politica. Il fratello Albino, invece, ha lavorato nella ristorazione e gestito un bar. I due fratelli sono finiti nella maxi inchiesta della Dda bolognese e della polizia nel 2015 sulla ‘ndrangheta emiliana, che vedeva - e vede tuttora - al vertice Nicolino Grande Aracri, attualmente detenuto a Opera. Lo stesso anno, cioè, in cui, sempre la Direzione distrettuale antimafia, radeva al suolo l’organizzazione criminale calabrese - che aveva il quartier generale nel Reggiano - con l’operazione Aemilia, che aveva portato a indagare 117 persone, 50 delle quali finirono in carcere. E nell’ottobre del 2018, si è concluso il primo maxi processo contro al ‘ndrangheta in Emilia, che ha portato a 125 condanne per un totale di 1.225 anni di carcere. Dunque, mentre nel 2015 la Dda smantellava la potente rete messa in piedi dai Grande Aracri, altri soggetti, sempre legati alla stessa famiglia, avrebbero continuato l’attività criminale di controllo del territorio e delle imprese. Un territorio che vede l’epicentro a Brescello, Reggio Emilia, e si estende anche a Parma e Piacenza.

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Scrive il gip Alberto Ziroldi nell’ordinanza di custodia cautelare: «…i due fratelli Caruso hanno fornito, come già ribadito in più occasioni, la confessione stragiudiziale della loro appartenenza al sodalizio criminoso, comportandosi di conseguenza». Il giudice ritiene «emblematico» il loro atteggiamento, quando parlano di un presunto affiliato, Pascal Varano (anche lui arrestato e secondo gli inquirenti sarebbe stato il braccio destro di Salvatore Grande Aracri) «ritenuto l’anello debole del gruppo per la sua superficialità e in grado di attirare sospetti delle Forze dell’ordine sugli esponenti della consorteria mafiosa». Giuseppe Caruso diceva di Varano che «…questo qui bisogna stare attenti…andare a prendere una denuncia per te…un’associazione per te, no la…mi dispiace…o sbaglio, giusto». Il fratello Albino, sempre in una intercettazione, diceva di Varano: «Pasqualino (Varano, ndr) tu lo devi mettere a posto…non gli devi dare tanta confidenza…». Poi, Albino ricordava al fratello di aver detto a Varano «compà, tu quando uno ti dice una cosa, devi fare quello che ti dice lui, perché noi andiamo nella merda…dopo che abbiamo preso la merda dobbiamo pulirci…come facciamo?». E ancora: «perché quando tu la gente la ricatti…che tu appartieni, questo appartiene a chi appartiene, …andiamo per associazione (per delinquere, ndr) tutti dentro e cosa abbiamo concluso?». La sfuriata era dovuta al fatto che una volta Varano si sarebbe messo alla guida di un’auto con il rischio di un controllo della polizia sulla strada: «…devi essere oculato al mille per mille…devi essere oculato in tutte le cose e devi prevedere tutto al mille per mille…». E se la polizia ti ferma «che gli dici…quelli fanno l’interrogazione (interrogatorio, ndr) chi è Aracri…Grande Aracri…chi è? chi è questo..che ci fai a girare con questo? dove state andando? che fate?sicuramente fate cose losche, perché se tu vai con questo che è il nipote di questo…che è stato anche dentro…mi capisci, questo è il ragionamento». Pascal Varano viene definito da Albino “ciotareddu” cioè uno sciocchino e «essendo ciotareddu, Pasquale è pericoloso, è ignorante, non capisce, la mente sua è alla cosca…a Dragone…Schiavone e compagnia bella». Infine, Albino si lamenta dell’uso del telefono fatto da Varano che non può andare a vedere sul cellulare certe cose «mo’ ti spiego…perché la polizia postale ci entra dentro i cazzi tuoi, ci entra e comincia» a indagare.

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