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I carabinieri detenuti chiedono di andare in un carcere militare

Clima ostile per quattro militari a causa del risentimento di alcuni detenuti comuni. Ma alcuni ci avrebbero ripensato e preferirebbero case circondariali dove esistono spazi protetti per chi ha indossato una divisa

Si complica la permanenza in carcere per i carabinieri arrestati nell’operazione Odysséus che ha portato all’arresto di 5 militari (e ad altre misure per altri cinque) oltre al sequestro della caserma Levante, in via Caccialupo. I carabinieri ancora in carcere (sono tuttora quattro, perché uno ha ottenuto gli arresti domiciliari) avrebbero firmato un documento, che sarebbe stato proposto loro, per essere trasferiti in un penitenziario militare. Attualmente ne esiste solo uno in Italia, a Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Alcuni, però, ci avrebbero ripensato e preferirebbero andare in una struttura civile attrezzata per ospitare personale militare o delle Forze dell’ordine. Per andare in un carcere militare il detenuto lo deve chiedere, il trasferimento non è automatico.

Alle Novate, i carabinieri sono ospitati in celle isolate e distanti dall’area dove si affacciano le celle degli altri detenuti. Il problema principale è la convivenza con i “comuni”. I carabinieri accuserebbero un clima ostile da parte degli altri detenuti che rumoreggiano e li minacciano al loro passaggio per l’ora d’aria. Il personale della polizia penitenziaria garantisce la sicurezza a tutti ed evita qualsiasi tipo di contatto tra chi ha indossato una divisa e i detenuti, in particolare di chi ha compiuto reati che li ha portati spesso a contatto con le Forze dell’ordine (spacciatori, ladri, rapinatori). Persone, cioè, che potrebbero attuare una qualche forma di vendetta.

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