«I piacentini abbiano cura del loro nuovo Palazzo Landi»

Cerimonia per il termine dei lavori del Tribunale. Ghitti commosso: «Ce l’abbiamo fatta». Anche il ministro Orlando invia un messaggio. Restauri e nuove aule

«Oggi il Tribunale è dignitoso e sicuro». «Affidiamo adesso Palazzo Landi alla comunità dei piacentini. E’ ora che i piacentini comincino ad apprezzare i valori comunitari, uscendo dall’isolamento. Avevo chiesto di far tornare alcuni decori in cotto, invano a privati, al loro posto, ma mi sono stati negati». Italo Ghitti, presidente del Tribunale, in alcuni passaggi del suo discorso si è anche commosso quando ha ricordato le persone a lui più vicine con le quali ha collaborato per restituire a Piacenza un palazzo del Tribunale restaurato, reso più funzionale ed efficiente. Più bello. «Palazzo Landi è un unicum fra i Tribunali italiani: dal 1580 vi si svolgono funzioni giurisdizionali». E un omaggio alla forza e alla tenacia di Ghitti è arrivato da tutti gli altri relatori, ministro della Giustizia compreso.

Il termine dei lavori è stato festeggiato oggi, 31 maggio, alla presenza dei vertici della magistratura regionale (c’erano il presidente della corte d’Appello di Bologna Giuseppe Colonna e il procuratore generale della corte di Appello, Ignazio De Francisci) e delle autorità locali e del governo, presente con il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, e con un messaggio inviato dal guardasigilli, Andrea Orlando, all’Ordine degli avvocati con il presidente Graziella Mingardi.

I lavori sono durati un paio di anni e sono costati all’incirca 6,5 milioni di euro. Lavori per oltre quattro milioni sono stati appaltati, mentre il ministero ha investito 1,7 milioni. Il resto lo hanno messo privati, banche, associazioni di categoria. E così, oltre ai restauri delle parti antiche, sono state realizzate aule, uffici, impianti di condizionamento, revisioni dell’impianto elettrico e antincendio, soffitti, pavimenti. E, caso «raro e imprevisto», il presidente ha sottolineato la sinergia tra le amministrazioni dello Stato, dalla giustizia, al Comune, alla Soprintendenza ai beni archeologici (con l’architetto Patrizia Baravelli), al Demanio regionale (con l’ex funzionario Riccardo Uzzo).

Nell’appassionato discorso, Ghitti si è detto soddisfatto perché «ce l’abbiamo fatta. Il primo giorno che vidi questo Tribunale ebbi un senso di degrado. Non dimentichiamo come era prima questo Tribunale. Ghitti ha ricordato anche la storia del Palazzo. Per decenni, nel ‘600, ospitò i gesuiti e una loro scuola superiore. Un Palazzo che, comunque, restò al centro della cultura per secoli.

Ghitti ha evidenziato l’importanza delle banche (Banca di Piacenza, Cariparma, UNicredit, Bcc), ma anche di Confcommercio e Confindustria, della Cassa edile e della Scuola edile. E anche dei volontari che hanno lavorato gratis, come un agente della Polizia Municipale e alcuni ingegneri. Il primo grazie, però, è andato ai lavoratori e alle imprese  Buozzi e Pensurri.

Ma il grazie più sentito, fino alla commozione, è andato ai due architetti Cristina Bianchi e Alessandra Barbieri, quest’ultima definita «mente del recupero e del restauro». Infine, Ghitti ha esortato gli studenti universitari a preparare tesi di laurea riguardanti il Tribunale («ne ricordo due finora, sui processi di Assise del dopoguerra e su alcuni processi del ‘600) per far apprezzare ancora di più questo gioiello architettonico incastonato nel cuore più antico della città.

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