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Un momento dell'evento

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I sindacati protestano per pensioni, esodati e opzione donna: «Servono cambiamenti»

Nel pomeriggio di giovedì 15 ottobre si è tenuto un presidio organizzato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil davanti al palazzo del Governo. Si è parlato di pensioni, opzione donna, inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e salvaguardia degli esodati

Nel pomeriggio di giovedì 15 ottobre si è tenuto un presidio organizzato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil davanti al palazzo del Governo. Si è parlato di opzione donna, flessibilità con part time per i 63enni e salvaguardia degli esodati. 

«Io da donna - continua Marina Molinari della Cisl - mi sento di perorare la loro tutela e di chiedere la riconferma dell'opzione donna: la popolazione femminile da un lato è un supporto per i nipoti perché spesso i servizi per i bambini sono pochi e gli asili nido costosi, dall'altro si trova ad assistere i genitori anziani. E' necessaria quindi la riconferma dell'opzione donna anche se in realtà è penalizzante economicamente: bisogna agire in questo senso perché altrimenti solo chi ha pensioni alte potrà permettersi di sfruttare questa possibilità». 

Sulla riforma Fornero ha parlato Ivo Bussacchini di Cgil: «La nostra richiesta è di rivedere completamente la riforma Fornero: chiediamo che con 41 anni di contributi senza vincoli di età si possa andare in pensione. Pensiamo che questo meccanismo, che indubbiamente ha dei costi, possa fare in modo che i giovani trovino spazio nel mondo del lavoro. Dati alla mano la riforma Fornero ha bloccato l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. La flessibilità part time dei 63enni non è sufficiente: chiediamo una riforma completa». 

Gian Maria Pighi di Uil è intervenuto sulla salvaguardia degli esodati: «Erano stati accantonati 500 milioni per dare una risposta ai lavoratori ma poi i soldi sono stati spostati per essere destinati ad altre emergenze. Gli esodati purtroppo sono il frutto di una riforma previdenziale che non ha tenuto conto del fatto che, avendo allungato l'età pensionabile a 42/43 anni, molti lavoratori in mobilità non sono in grado di raggiungere il requisito previsto dalla legge. Abbiamo avvisato il Governo che la soluzione e le risorse si possono trovare attraverso una lotta più serrata all'evasione fiscale contributiva». 

Al presidio erano anche presenti alcuni partecipanti al gruppo Facebook "Lavoratori precoci uniti" che conta circa 7mila aderenti in tutta Italia: «La categoria dei lavoratori che ha iniziato a lavorare in età molto giovane, 14/15 anni - dice Moreno Barbuti - è penalizzata dalla riforma Fornero perché si trova a dover lavorare tanti anni: si parlava di 40, ora il numero sta salendo. Proponiamo il disegno di legge di Damiano che prevede la soglia dei 41 anni a prescindere dall'età, senza penalizzazioni». 

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