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Cronaca

«Ikea, nessuna protesta sindacale. Solo una manifestazione di violenza»

Duro intervento del parlamentare piacentino Tommaso Foti sulla vicenda della protesta sindacale dei facchini Ikea: «E' ora di riportare ordine laddove un manipolo di facinorosi intende imporre la legge di chi urla o alza le mani di più»

«La protesta, anche la più dura, non può reiteratamente sconfinare in episodi di teppismo, sopruso e violenza che di per sé la svuotano di ogni contenuto, ammesso che lo abbia. Ciò che da giorni accade davanti ai cancelli dell’Ikea non è più in alcun modo tollerabile». Lo afferma il parlamentare piacentino Tommaso Foti (PdL). «La vicenda è ancora tanto più grave e grottesca solo che si pensi che proprio coloro che a parole denunciano violazioni di leggi e norme sul posto di lavoro - continua la nota del parlamentare azzurro - sono i primi a conculcare l’altrui libertà di lavorare, facendo della violenza privata, del blocco stradale e della resistenza a pubblico ufficiale i cardini della propria azione».

«E’ del tutto evidente - continua Foti - che non si è più in presenza di una protesta sindacale, ma di un vero e proprio braccio di forza tra chi, utilizzando una sigla di comodo, deliberatamente viola la legge e chi, avendo il compito di farla rispettare, cerca di limitare i soprusi. Tuttavia, il tempo della tolleranza nei confronti dei violenti è scaduto: è ora di riportare ordine laddove un manipolo di facinorosi intende imporre la legge di chi urla o alza le mani di più».

«Prima o poi, andando avanti di questo passo, si rischia che quelli che vengono definiti sporadici incidenti si trasformino in qualcosa di molto più pericoloso, destinato a sfuggire al controllo. La legge - evidenzia il parlamentare del PdL - vale per tutti e a tutti si applica: appartenere ai Cobas non costituisce esimente per sottrarsi alla stessa. Ne segue che è indispensabile l’urgente convocazione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica - conclude il deputato del Popolo della Libertà - per definire un’azione concreta che, pur garantendo il legittimo diritto all’espressione del dissenso e della protesta, tuteli la libertà personale della stragrande maggioranza di lavoratori, che non possono continuare a subire soprusi, e degli appartenenti alle forze dell’ordine, che non possono essere impegnati all’infinito in azioni di contenimento e di controllo di una minoranza di violenti».

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