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Cronaca

Il Consiglio di Stato: «Destituite Bellomo»

Il magistrato indagato a Piacenza per stalking e lesioni. Avrebbe costretto le allieve di un corso di formazione per entrare in magistratura a indossare minigonne e tacchi a spillo oltre ad aver fatto firmare un contratto che prevedeva penali. A far partire le indagini, l’esposto di una studentessa piacentina

«Bellomo va destituito». E’ la richiesta, quasi all’unanimità, presa dall’Adunanza generale del Consiglio di Stato (organo di disciplina) nei confronti di Francesco Bellomo, il magistrato indagato dalla procura di Piacenza - con i pm Roberto Fontana e Emilio Pisante - per stalking e lesioni. La toga avrebbe, secondo le accuse di alcune ragazze, imposto di indossare minigonne, calze e tacchi a spillo, di rispettare un dress code, di fidanzarsi solo a certe condizioni, di riferire sulla vita privata e di aver fatto firmare un contratto che prevedeva penali se si non si fossero rispettati certi obblighi. Nel mirino del giudice, secondo le accuse, le studentesse che frequentavano i corsi di Diritto amministrativo in preparazione del concorso per entrare in magistratura.

La decisione è stata presa da 70 consiglieri dell’organo di autodisciplina del Consiglio di Stato (il Cpga, il Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa). Il deposito delle motivazioni è atteso per domani, 11 gennaio. Se Bellomo sarà destituito, l’effettiva uscita dalla magistratura amministrativa avverrà solo dopo un decreto del presidente della Repubblica. L’inchiesta era partita dalla procura di Piacenza, dopo l’esposto di una ragazza piacentina che denunciava i sistemi imposti da Bellomo (un altro fascicolo di indagine è aperto a Bari, invece, dove la procura indaga per estorsione). La giovane era finita in uno stato di depressione, tanto da aver perso peso ed essere ricoverata in ospedale. Con il giudice barese era finito nei guai anche il pm di Rovigo, Davide Nalin (il Csm lo ha sospeso dal ruolo e dallo stipendio), che avrebbe partecipato ai corsi e avrebbe avuto il ruolo di “controllore”, di pacificatore in caso di conflitti e di far rispettare i desiderata di Bellomo. Il giudice aveva la società Diritto e scienza (su cui sta eseguendo accertamenti la Guardia di finanza) e organizzava i corsi di preparazione. Oltre alle lezioni era previsto che gli allievi, uomini e donne, firmassero una sorta di contratto che prevedeva anche una penale di 100mila euro se non si fossero rispettati i contenuti. Allegato a questo, poi, ci sarebbe stato anche il famoso dress code e il rispetto di alcune regole riguardo i rapporti sentimentali con altre persone: era stato anche stabilito un livello intellettuale minimo del partner. Chi non rispettava queste indicazioni avrebbe perso la borsa di studio.

Il papà della ragazza - che aveva avuto in passato una relazione con Bellomo - aveva detto che la figlia sta tornando alla normalità, anche se assistita da uno psicologo. Dopo l’esposto, almeno un anno fa, Bellomo avrebbe cercato una conciliazione arrivando a inviare i carabinieri a casa della giovane nel tentativo di convincerla. Lei, però, in quel periodo era in ospedale. Ma le accuse a Bellomo sono arrivate anche da altre ragazze, alcune delle quali in interviste alla stampa e in tv hanno raccontato gli obblighi a cui erano sottoposte e, in alcuni casi, anche di approcci sessuali.

Due giorni fa, infine, Nalin ha parlato a Raitre, alla trasmissione Agorà. Il magistrato ha negato gli addebiti, dicendo di poter provare la propria innocenza. L’uomo sarebbe stato accusato di aver compiuto le pressioni in un periodo in cui lui era gravemente malato. Qualcuno lo ha accusato di averlo minacciato con un bastone che lui ha mostrato: «Sono stato costretto a letto per tre anni, ecco perché lo uso». Inoltre, Nalin ha affermato di essere stato accusato di comportamenti scorretti quando ancora non era in magistratura.

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