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Il divieto di spostamento tra comuni non piace a nessuno: «Così non potranno vedersi genitori e figli»

Le nuove restrizioni per le feste di Natale, l'ira dei governatori e la fronda di 25 senatori del Pd. La Conferenza delle regioni critica «contenuti e metodo imposti dal governo con un decreto legge notturno che impedisce di dare alcun parere su un Dpcm contraddittorio e non modificabile»

Il nuovo Dpcm e l'approvazione notturna del decreto legge 2 dicembre n.158 che disegna la cornice delle misure sul Natale e in particolare delle limitazioni agli spostamenti nei giorni di festa finiscono nel mirino della Conferenza delle Regioni. "La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - si legge in un documento visionato dall'Adnkronos - esprime stupore e rammarico per il metodo seguito dal governo che ha approvato, nella serata di ieri, il decreto legge 2 dicembre 2020 n.158, in assenza di un preventivo confronto con le regioni". Questo metodo, si spiega ancora nel documento delle regioni, "contrasta con lo spirito di leale collaborazione, sempre perseguito nel corso dell'emergenza, considerato peraltro che la scelta poteva essere anticipata anche nel corso del confronto preventivo svolto solo 48 ore prima". "La conferenza delle Regioni e delle Province autonome prende atto delle scelte operate con l'adozione del citato decreto-legge che, intervenendo con forti limitazioni agli spostamenti e alle relazioni sociali nel periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, rende di fatto pleonastico il pronunciamento su parti essenziali del Dpcm".

IL DIVIETO DI SPOSTAMENTO TRA COMUNI A NATALE E LA PROTESTA DELLE REGIONI

Ma andiamo con ordine. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge 2 dicembre n.158 che disegna la cornice delle misure sul Natale e in particolare delle limitazioni agli spostamenti. La norma è stata pubblicata nella notte in Gazzetta Ufficiale ed è il passo precedente all'emanazione del Dpcm 3 dicembre che conterrà invece le regole per il Natale 2020, necessarie per cercare di tenere a bada la seconda ondata dell'epidemia di coronavirus. In particolare il decreto legge decide lo stop agli spostamenti tra regioni tra il 21 dicembre e il 6 gennaio, vieta gli spostamenti tra comuni il 25 e il 26 dicembre e il primo gennaio e impedisce anche di spostarsi nelle seconde case. Nel decreto legge si stabilisce che: 

  • dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 saranno vietati gli spostamenti tra Regioni diverse (compresi quelli da o verso le province autonome di Trento e Bolzano), ad eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute;
  • il 25 e il 26 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021 saranno vietati anche gli spostamenti tra Comuni diversi, con le stesse eccezioni (comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute);
  • sarà sempre possibile, anche dal 21 dicembre al 6 gennaio, rientrare alla propria residenza, domicilio o abitazione;
  • dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 sarà vietato spostarsi nelle seconde case che si trovino in una Regione o Provincia autonoma diversa dalla propria. Il 25 e 26 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021 il divieto varrà anche per le seconde case situate in un Comune diverso dal proprio.

Chi vorrà spostarsi tra regioni diverse o andare nelle seconde case - sempre che le altre norme in vigore lo consentano e che quindi si sia fuori dalla zona rossa o arancione - dovrà quindi farlo qualche giorno prima ma non sarà costretto a tornare alla fine del periodo perché, come specifica il comunicato della presidenza del consiglio dei ministri, sarà sempre possibile rientrare a casa. 

PERCHÉ LE REGIONI SONO CONTRO LO STOP AGLI SPOSTAMENTI?

Nuovo Dpcm e decreto di Natale sullo stop agli spostamenti "da rivedere", "lunare", "scorretto". Ira delle regioni sulla misura con le regole anti covid che saranno approvata dal premier Conte in giornata e, soprattutto, sul decreto legge che ha incassato il via libera questa notte. A tuonare per primi sono i governatori di Veneto, Lombardia e Liguria. "È un Dpcm che lascia non poche perplessità, io penso e spero che in queste ore il governo riveda alcuni aspetti", protesta Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. "Questa bozza mi è arrivata alle 2.30 di stamattina", spiega Zaia, sottolineando che "è un Dpcm talmente incisivo su alcuni aspetti, soprattutto sugli spostamenti, che il governo si è visto costretto nottetempo ad approvare anche un decreto legge che va a legittimare i vincoli agli spostamenti". Ed è proprio sul nodo degli spostamenti che Zaia si sofferma in particolare: "Dal 21 dicembre al 6 gennaio sono bloccati quelli fra le regioni ma soprattutto, il 25, 26 dicembre e 1 gennaio non ci si sposta più tra i comuni. Così si aprono due scenari: quello di natura umana, più importante, perché non è permessa nessuna ricongiunzione tra parenti se non abitano nello stesso comune".

"Il governatore della Liguria Giovanni Toti ritiene scorretto il governo che non ha coinvolto le regioni, in effetti a noi è arrivata la bozza alle 2.30 di questa notte. Evito commenti ma concordo con Toti", ha quindi aggiunto, tornando a spiegare che "non si possono mettere sullo stesso piano piccoli comuni, come i nostri del Veneto e i grandi comuni per limitare gli spostamenti: la salute pubblica è in pericolo se si spostano i 120 abitanti del comune di Laghi, il più piccolo del Veneto, così come se lasci spostarsi liberamente 3 milioni di abitanti del comune di Roma, che sono il doppio di quelli del Friuli Venezia Giulia. Questo non è giusto. E vorrei che me lo spiegassero i tecnici del Cts. Non è una polemica con Roma, voglio solo dimostrare che la norma non sta in piedi", ha sottolineato.

"Nel decreto - continua il governatore - non si fa cenno ai ristori, che mancano completamente, ed invece era possibile inserirli. Non capisco, alcune attività sono disperate e tanti settori in crisi nera". Lo ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia nel corso del punto stampa in cui è tornato anche sul tema dell'apertura delle piste da sci: "Vietarle durante le feste di Natale vuol dire far perdere a quel comparto oltre il 70% del fatturato dell'anno. E di conseguenza lo stesso vale anche per le strutture alberghiere e tutte le attività connesse". E anche sulle vacanze di Natale secondo Zaia non mancano le disparità: "Chi è proprietario di una seconda casa può partire prima del 21 dicembre e tornare il 7 gennaio", ha polemizzato.

Le misure del nuovo Dpcm non piacciono nemmeno alla Lombardia, che dopo il via libera al decreto di Natale nella notte contesta le misure sugli spostamenti fra comuni per il 25 dicembre. A protestare nero su bianco in una nota è il governatore Attilio Fontana. "Leggere un Decreto Legge a sorpresa che impedirà, il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio, lo spostamento dei cittadini fra Comuni della stessa regione anche solo per andare a visitare genitori e figli, mentre si discute di un Dpcm che non ha recepito nessuna delle indicazioni offerte dalle regioni, è -si legge nella nota firmata da Fontana - un fatto ’lunare’; in perfetta contraddizione con le dichiarazioni sulla leale collaborazione fra Stato e Regioni”. "Bene ha fatto la Conferenza delle Regioni ad assumere una posizione di forte critica verso contenuti e metodo imposti dal Governo con un decreto legge notturno che impedisce di dare alcun parere su un Dpcm contraddittorio e non modificabile", aggiunge il governatore.

"PERCHÉ UN FRATELLO NON PUÒ PASSARE IL NATALE CON LA SORELLA?"

E a protestare ancora una volta su Facebook è anche il governatore della Liguria, Giovanni Toti: "La limitazione della libertà dei cittadini deve essere proporzionata al rischio del Covid. Ora qualcuno del governo mi spiegherà perché, di fronte a dati in calo della Liguria, come di molte altre regioni, un fratello non potrà passare il Natale con la sorella, un genitore con i figli. Ma qualcuno a Roma ha mai viaggiato per l’Italia, o vivono tutti ai Parioli?".

"Perché se stai in una grande città puoi muoverti liberamente, se invece stai in un piccolo comune, probabilmente dovrai passare il Natale e il Capodanno da solo, anche se i parenti vivono a poche centinaia di metri ma in un altro comune. Magari - prosegue Toti - ci si infetta di più se si attraversa il confine tra un comune e l’altro, mentre se si va da un capo all’altro di una grande città, il virus ci risparmia? Questa non l’avevo ancora sentita! Lo stesso vale per ristoranti e bar: se uno ha un ristorante o un bar in un grande città, “buon per lui”, si fa per dire. Se la trattoria è in un piccolo paese, in una frazione, per chi starà mai aperta?". "Se hai una casa a Cortina o Courmayeur e parti per le vacanze prima del 21 dicembre va tutto bene, ma se vuoi portare a Santo Stefano tuo figlio a fare una passeggiata nel parco, che è nel comune vicino al tuo, non puoi. Siamo riuniti come Regioni ma vorrei che fosse chiaro che il Decreto Legge del Governo con queste misure è già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Trovo assai scorretto che il Governo adotti una simile misura senza neppure parlarne con gli enti locali. Mentre noi discutiamo dei suggerimenti da dare al Governo, le legge è già stata fatta. Tutti in casa, a prescindere da dati, zone gialle, diffusione del virus. Ma deve essere chiaro di chi è la responsabilità di tutte queste assurdità”, conclude Toti.

"CONSENTIRE GLI SPOSTAMENTI TRA PICCOLI COMUNI": LA RICHIESTA DEI SENATORI DEL PD

Il divieto di spostamento tra Comuni nei giorni di Natale, Santo Stefano e primo gennaio, contenuto del dl approvato ieri dal Consiglio dei ministri fa discutere anche tra i partiti della maggioranza. Venticinque senatori del Pd (sul totale di 35) hanno scritto una lettera al loro capogruppo Andrea Marcucci per chiedergli di "attivarsi con il Governo affinché lo spostamento tra Comuni nelle giornate del 25, 26 dicembre e 1 gennaio, possa avvenire per consentire a persone che vivono in comuni medio piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri Comuni". I senatori segnalano "una preoccupazione, non solo nostra" ma che viene "da tanti cittadini e amministratori locali". E nella lettera spiegano che pur convinti della necessità di tenere "il massimo livello di precauzione" ed "estremo rigore" per evitare un nuovo boom di contagi, rimarcano la necessità di 'rivedere' le norme sul divieto di spostamento tra Comuni nei tre giorni festivi (25-26 dicembre e 1 gennaio) perché siano "vissute e percepite dai cittadini non solo come necessarie, ma anche come giuste e ragionevoli".

Da qui la richiesta che gli italiani possano spostarsi anche "per consentire a persone che vivono in comuni medio-piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri comuni", oltre che per motivi di lavoro, necessità o salute. E concludono: "Ti sarà evidente come questo problema non si pone, o si pone molto di meno, per coloro che vivono nelle città o nei comuni più grandi ove, con più probabilità, sono presenti familiari stretti con i quali, quindi, è possibile ritrovarsi per le festività natalizie", sottolineando che la norma rischia di essere "foriera di disparità di trattamento". A firmare la lettera sono i senatori Alfieri, Bini, Biti, Cirinnà, Collina, D'alfonso, D'Arienzo, Fedeli, Ferrari, Ferrazzi, Giacobbe, Iori, Laus, Manca, Messina, Nannicini, Parrini, Pittella, Rojc, Rampi, Stefano, Taricco, Vattuone, Valente e Verducci.

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