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Giovedì, 1 Dicembre 2022
Caso Levante

«Il lavoro della Procura della Repubblica di Piacenza è stato confermato»

Il commento di Lucia Musti, procuratore generale reggente di Bologna alla sentenza di secondo grado del processo ai cinque carabinieri della Levante: «Va evidenziato il riconoscimento del delitto di tortura»

«Il lavoro della Procura della Repubblica di Piacenza è stato confermato all'esito della sentenza emessa nella tarda serata di ieri dalla prima sezione della Corte d Appello di Bologna, che ringrazio per l'efficiente programmazione delle udienze». A dirlo Lucia Musti, procuratore generale reggente di Bologna commentando la sentenza arrivata dopo dieci ore di camera di consiglio e che riguarda il processo celebrato in rito abbreviato per i cinque carabinieri della Levante arrestati il 22 luglio 2020. Il procuratore generale Nicola proto aveva chieso per tutti (tranne che per uno) la conferma della sentenza piacentina. «Le riduzioni di pena - dice Musti - sono minime e fisiologiche, mentre le parziali assoluzioni riguardano soltanto alcuni capi di imputazione».

PENE PRIMO GRADO E SECONDO - In appello i carabinieri sono stati condannati: Giuseppe Montella dieci anni (con dissequestro della casa), Marco Orlando un anno, 8 mesi e 20 giorni (pena sospesa e riconosciute le attenuanti generiche), Salvatore Cappellano sei anni e 4 mesi (assolto per un capo), Daniele Spagnolo un anno e due mesi (pena sospesa, è stato assolto da 8 capi di imputazione su 11), Giacomo Falanga - in un primo momento era presente nel dispositivo un mero errore materiale - 5 anni, 3 mesi e due giorni.  In primo grado, il 1 luglio 2021, erano stati condannati a 12 anni Montella, Cappellano a 8, Orlando quattro anni, Spagnolo 3 anni e 4 mesi, Falanga a sei anni.

«Merita di essere evidenziata - prosegue Musti - la conferma in grado di appello del delitto di tortura, ai suoi primi riconoscimenti giurisprudenziali»: La sentenza d'appello ha quindi confermato l'impianto accusatorio di Piacenza: per i 3 militari accusati di tortura (la vicenda di El Sayed LEGGI QUI), il reato è stato riconosciuto, così come è rimasta l'accusa di estorsione in capo a Giuseppe Montella (la vicenda del concessionario).

I carabinieri furono arrestati il 22 luglio 2020 nell’ambito della maxi inchiesta di finanza e polizia locale, coordinata dai pm Matteo Centini, Antonio Colonna e dal procuratore capo Grazia Pradella. Nell’indagine finirono anche pusher e “civili” che scelsero di patteggiare.  I reati contestati – per i quali si procede in rito abbreviato – vanno dallo spaccio di droga alla tortura, dall'abuso d'ufficio al peculato, arresto illegale, violenza privata, falso etc, commessi durante il lockdown. 

La corte d'Appello ha anche riconosciuto al Ministero della Difesa 10mila euro di provvisionale, mentre al sindacato Nsc e al Pdm 2mila. Nonché ha condannato i militari al pagamento delle spese sostenute dalle parti civili per 2300 euro ciascuno, invariato il risarcimento per El Sayed (25mila euro).

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