Il medico di guardia non c’è e si fa sostituire da uno senza laurea

Tribunale, imputati due cittadini del Camerun. Una paziente ha atteso tre ore la visita a domicilio. Poi sono arrivati i carabinieri. Il medico e un uomo accusati di sostituzione di persona, esercizio abusivo della professione, falso e omissione di atti di ufficio

Dopo aver atteso per tre ore a casa la guardia medica, invano, aveva deciso di chiamare i carabinieri. Ne era nata una inchiesta che aveva portato a scoprire che due cittadini africani - uno medico, l’altro no - si sarebbero accordati per coprire uno di loro, il camice bianco. Il parente di una donna che aveva richiesto la visita alle 20.40, dopo diverse telefonate infuriate al centralino, non vedendo arrivare nessuno a mezzanotte e mezzo, aveva chiamato un’ambulanza. Pesanti le accuse nei confronti dei due cittadini originari del Camerun: il medico Gerard Djoukwe, 35 anni, deve rispondere di omissione di atti d’ufficio, sostituzione di persona, falso ed esercizio abusivo della professione. L’altro imputato, Nitcheu Ngakam Sethi David, 38 anni, è accusato di esercizio abusivo della professione (non è medico), sostituzione di persona. Il medico Djoukwe è difeso dagli avvocati Carlo e Vittorio Benussi, mentre Ngakam è assistito da Jonathan Vignali. L’Asl, che aveva segnalato il fatto alla procura pochi giorni dopo, si è costituita parte civile con l’avvocato Giovanni Capelli.

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Djoukwe, il medico, avrebbe, secondo le indagini condotte dal pm Emilio Pisante, dovuto prendere servizio nella sede della Guardia medica di via Campagna, all’interno del Vittorio Emanuele (gli altri due ambulatori sono in via Pozzo e alla Besurica) la sera del 16 giugno 2017. Djoukwe non ci sarebbe stato e all’ingresso per ritirare le chiavi dell’ambulatorio si sarebbe recato, alle 20.40, Ngakam. Quest’ultimo, fino all’arrivo di Djoukwe, avrebbe svolto - gli contesta la procura - consulti medici quantomeno al telefono a favore di diverse persone. Dioukwe, invece, avrebbe attestato di aver compilato la scheda informatica relativa alla donna che aveva telefonato e che era uscito per andare a visitare la donna a casa sua, rientrando in ambulatorio alle 22.26. Il processo è cominciato il 21 novembre davanti al collegio presieduto da Stefano Brusati, a latere Sonia Caravelli e Aldo Tiberti. Diversi i testimoni che sono stati ascoltati in aula.

 

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